Consultazioni, la diretta – Al Colle arrivano i gruppi “piccoli”: dal Misto agli Europeisti e Leu. Nel pomeriggio tocca ai renziani, poi il Pd
Al Quirinale si comincia a fare sul serio. Dopo gli incontri di rito con i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, Sergio Mattarella comincerà il secondo giorno di consultazioni nel salone delle Feste anziché nella più conosciuta Sala della Loggia, chiusa per restauro. La location è quella dedicata al giuramento di nuovo governo, manca però la famosa porta, quella davanti alla quale si consumano le attesa di cronisti e operatori televisivi. Agli incontri del capo dello Stato con le delegazioni sono state riservate due stanze- quella degli Arazzi di Lille e quella del Bronzino – per permettere le sanificazioni imposte dall’epidemia di coronavirus.
Il secondo giorno delle consultazioni si chiuderà dopo le 18 e 30, quando il presidente della Repubblica incontrerà i rappresentanti del Pd, seconda forza dell’attuale maggioranza di governo. Ieri Nicola Zingaretti ha ottenuto all’unanimità il via libera dalla direzione del partito per chiedere a Mattarella un nuovo incarico per Giuseppe Conte. Il premier dimissionario, però, ha bisogno di allargare la sua maggioranza rispetto a due giorni fa, quando è salito al Colle per dimettersi. Per questo motivo saranno interessanti gli altri incontri in programma al Colle. La giornata si aprirà alle 10 con la delegazione del gruppo Autonomie di Palazzo Madama, che conta 9 senatori: 8 votarono la fiducia al governo di Giuseppe Conte lo scorso 19 gennaio. Il nono è l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che da tempo non partecipa più ai lavori per motivi di salute e che ieri ha sentito il suo successore al telefono per le consultazioni di rito. Il resto della mattinata e la prima parte del pomeriggio sarà dedicata, invece, al gruppo Misto. Una compagine che soprattutto al Senato è composta da anime molto diverse. Non è un caso che il capo dello Stato abbia previsto quasi due ore per i colloqui. Dopo le Autonomie, entrerà la delegazione guidata dalla capogruppo Loredana De Petris, che è di Leu e rappresenta in pratica tutti quei senatori del Misto che votano la fiducia all’esecutivo Conte. Dieci minuti dopo le 11, invece, dal presidente si presenterà la delegazione del Misto d’opposizione, quella cioè che ha votato No all’esecutivo: sono i rappresentanti (sia della Camera che del Senato) di Azione di Carlo Calenda e +Europa di Emma Bonino.
Saliranno in un’unica soluzione – alle 11 e 30 – i rappresentanti del Misto della Camera, gruppone eterogeneo di 49 deputati che vanno dal Centro democratico al Maie. E a proposito di Maie è stato inserito all’ultimo nel calendario delle consultazioni il nuovo gruppo di responsabili, creato proprio per sostenere il presidente del consiglio dimissionario: si chiama Europeisti, è nato al Senato appena ieri, e sarà ricevuto alle 11 e 50. È l’ultimo incontro della mattinata ed anche tra i più interessanti della giornata: il nuovo gruppo, infatti, ha al momento dieci senatori, che potrebbero diventare undici se Luigi Vitali, appena uscito da Forza Italia, intendesse aderire. Il capo dello Stato non intende certo affidarsi al pallottolliere, ma quello che vuole capire, prima di far conoscere i suoi intendimenti e prendere le sue decisioni, è se ci sia la possibilità di avere una maggioranza coesa basata su un solido accordo politico. E in questo senso, come detto, molte indicazioni sono attese da quello che potranno manifestare i rappresentanti del gruppo Europeisti, soprattutto relativamente alle loro prospettive di crescita.
Sotto questo punto di vista sarà fondamentale l’incontro centrale del pomeriggio. Dopo la delegazione di Leu di Montecitorio (16 e 45), alle 17 e 30 è attesa al Colle quella di Italia viva, il partito che ha fatto scoppiare la crisi di governo. La maggioranza che dovrebbe fare da base al nuovo governo ha due fronti di crescita: il primo appunto quello dei “costruttori”, attorno al nuovo gruppo degli Europeisti. Il secondo è quello rappresentato dall’ipotesi che i renziani possano tornare al tavolo della maggioranza. Un segnale molto significativo nel pomeriggio è arrivato da Zingaretti: il segretario Pd ha riunito la direzione dem e ha ufficializzato una linea di mediazione. “Nessun veto su Italia viva, ma legittimi dubbi sul futuro“, ha detto, socchiudendo praticamente la porta all’ex alleato responsabile dello strappo. Poi però ha parlato Renzi, appena tornato dall’Arabia Saudita, per denunciare un “autentico scandalo” cioè “il tentativo in Parlamento di far passare delle persone non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali”. Non esattamente una posizione dialogante. Anche perché parallelamente gli altri renziani provocano. “Di Maio premier? Insisto: noi partiamo dal programma. Soprattutto non poniamo né subiamo veti”, dice l’ex ministra Teresa Bellanova. Posizioni che hanno causato la reazione dei grillini: “Prendiamo atto che Matteo Renzi è tornato ad avere lo stesso atteggiamento che ha portato a una crisi incomprensibile e scellerata”. E pure il Pd, col vicecapogruppo alla Camera Michele Bordo, ha replicato: “Italia Viva prova a destabilizzare i partiti della maggioranza, quanto dobbiamo aspettare ancora perché la smetta di giocare per cominciare seriamente a pensare all’Italia?”. Toccherà a Mattarella capirlo.
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