Mareggiata nel Veneziano. «Per salvare le spiagge servono le piante amofile, in grado di trattenere la sabbia»
BIBIONE. Mareggiata appena passata e altre in arrivo, le spiagge della costa veneta si preparano al peggio. Anche lunedì 28 dicembre sono state flagellate dal mare. In molti casi, come a Isola Verde, la colpa è delle costruzioni fatte troppo vicino al mare. In altri è un normale gioco di erosione.
Una volta c'erano le dune che fermavano le onde e l'erosione in quel caso era minima. Ancora adesso le spiagge meno soggette a erosione sono quelle poche (Alberoni, Bibione Faro) dove sono ancora presenti le dune che erano tipiche della costa veneta. Ma per fare arrivare i turisti e creare stabilimenti balneari le dune sono state letteralmente spianate. I concessionari possono piantare una marea di ombrelloni e farseli pagare a caro prezzo, ma le onde, così si riportano via la sabbia dal litorale sguarnito.
La spiaggia va difesa, ma come? Basterebbe permettere alle dune di riformarsi. In pochi anni il problema sarebbe risolto. Ma allora addio ai flussi turistici cui siamo abituati. Senza contare che molte località, come Jesolo, hanno costruito a pochi metri dal mare.
Finora ci si era limitati al ripascimento, cioè a prendere sabbia uguale nei punti dove ce n'è di più e rometterla in quelli sguarniti. Un'operazione che ogni primavera costa decine di milioni di euro alle casse pubbliche per poi vedere le spiagge erose di nuovo a ogni mareggiata.
Il ripascimento infatti viene pagato non dai concessionari che poi fanno pagare ombrelloni e sdraio al pubblico, ma dalla Regione. Il tutto a fronte di canoni d'affitto pagati allo Stato che sono stati giudicati dall'Unione Europea come "molto bassi".
La direttiva Bolkenstein prevede che tutti gli spazi demaniali in Europa debbano essere dati in concessione dopo una gara europea che permetta allo Stato di guadagnare di più. Finora però in Italia questo non è stato fatto, per l'opposizione degli stessi concessionari che, di fatto, si vedono rinnovate le concessioni.
A Jesolo, invece, è scontro sulla paternità di nuovi interventi che l'opposizione, con Jesolo Bene Comune, rivendica. Sono reef ball e altre sperimentazioni di isole artificiali davanti ai pennelli in roccia. Il presidente della Bibione Spiaggia Gianfranco Prataviera, in costante contatto con il sindaco, Pasqualino Codognotto, presidente della conferenza dei sindaci della costa veneta, ha incontrato i rappresentanti del Genio Civile per valutare interventi di tutela dell’arenile.
«Si continua a lavorare» dice il sindaco, auspicando arrivino le risorse degli enti sovracomunali vista la situazione. Nel frattempo è nata l’idea, per il nuovo anno in arrivo, della piantumazione di piante. Saranno le amofile, fornite dalla Regione, che dovrebbero essere a disposizione già nel marzo prossimo. Le amofile sono piante che anche se invase da acqua salmastra non soffrono, ma resistono bene e soprattutto hanno radici talmente profonde in grado di trattenere la sabbia. Il sindaco Codognotto, che già si è attivato per organizzare una video conferenza con il sottosegretario all’Economia Baretta, ha la sua strategia: «Il clima pazzo, con il forte maltempo, purtroppo, è diventato una costante oltre all’erosione che dall’anno scorso ad oggi si è portata via 140mila metri cubi di sabbia. Si tratta di una quantità impressionante di materiale da rimuovere. Registriamo una delle situazioni peggiori in questi ultimi anni».
«Dobbiamo comprendere quali sono le fragilità della nostra realtà territoriale» conclude «da anni ci confrontiamo con gli enti superiori per capire l’entità dei disastri e della spiaggia devastata. Non è possibile “tamponare” anno dopo anno e poi ritrovarci a dover affrontare gli stessi problemi».
A Jesolo è scontro tra maggioranza e opposizione sui prossimi interventi allo studio. «Imparare ad amministrare non significa appropriarsi indebitamente delle idee e soluzioni condivise da questa maggioranza con la Regione in questi tre anni», dicono Alessandro Iaguadala e Nicola Manente di Forza Jesolo, «per realizzare una soluzione tecnicamente funzionale che risolva il problema dell’erosione zona Pineta. Ricordo al gruppo di Jesolo Bene Comune, che si sveglia dopo la mareggiata, che se avessero seguito il problema erosione, i ragazzi sarebbero a conoscenza che il piano dei delicati interventi strutturali della Regione sono finalmente iniziati proprio con questa amministrazione già dal 2018, continuati nel 2019, proseguiti nel 2020 e non ancora ultimati». —
Giovanni Cagnassi
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