Stress e angoscia da virus, trevigiani sempre più depressi
TREVISO. Stress, angoscia, sindromi da spazio confinato e incapacità di superare i lutti e i traumi. Gli psicologi lanciano un appello alle istituzioni: va rafforzata la rete di servizi che si occupa del benessere psicologico della popolazione e va promossa la figura dello psicologo come professionista di riferimento per il disagio emotivo. Solo così si eviterà il rischio di una “psicopandemia”.
DISAGIO EMOTIVO
«Il Covid ha amplificato in molte persone dei disturbi preesistenti, mai come in questo momento psicologo e psicoterapeuta vanno presi in considerazione» sottolinea Giulio Mazzocco, psicologo dell’emergenza dello Studio Associato Psicoemergenza8.7, già presidente della Commissione Tutela dell'Ordine degli Psicologi del Veneto.
«La minore possibilità di movimento, lo smartworking, il venire meno di molte occasioni di socialità, hanno stravolto i nostri ritmi e reso la quotidianità più monotona: può accadere che tutto abbia lo stesso sapore». Nel lungo termine il pericolo è di cominciare a prendersi meno cura di sé.
«Non c’è più l’occasione di vestirsi bene, truccarsi, scegliersi una bella cravatta. Ci si specchia di meno, si finisce per stare in casa in tuta e pantofole, subentra una vena depressiva e magari si cerca conforto nel cibo» sottolinea Mazzocco. Una spirale che può aggravarsi fino al disturbo post traumatico da stress. «Si altera il tono dell’umore, vengono meno i normali cicli del sonno, cala l’autostima».
Angoscia, difficoltà a immaginare un avvenire roseo, paura di ammalarsi minacciano di creare una cappa sopra di noi. Fenomeni che l’Ordine degli Psicologi del Veneto, formato da 10 mila psicologi che si prendono cura di 7 milioni di veneti, sta osservando con attenzione, come sottolinea il presidente Luca Pezzullo: «Se a inizio 2020 abbiamo affrontato il Covid con la logica del centometrista ora occorre adottare quella del maratoneta».
LE SOLUZIONI
Di fronte all’incertezza del futuro, al timore della crisi economica e all’idea di trascorrere le festività in solitudine, il dottor Mazzocco suggerisce alcuni accorgimenti. «Premesso che non esiste una panacea, dobbiamo dire che la famiglia sarà determinante, così come lo saranno le tecnologie che garantiranno la comunicazione a distanza. Certo smartphone e pc non saranno in grado di sostituire un abbraccio, ma bisogna contrastare il senso di abbandono» conclude Mazzocco, citando la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità: «La salute non è assenza di malattia ma il benessere fisico e psicologico della persona». —
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