Vaccini anche a Capodanno nel Trevigiano. I medici di base: noi ignorati
TREVISO. Corsa al vaccino, l’Usl 2 accelera: le prossime dosi del composto Pfizer-BionTech arriveranno nella Marca il 29 dicembre, in tempo utile per iniziare la seconda parte della profilassi il primo gennaio 2021. Ieri il dg dell’Usl 2, Francesco Benazzi, ha confermato che la pausa nella somministrazione delle dosi, iniziata domenica con il V-Day a livello europeo, sarà brevissima, e a stretto giro ripartiranno le vaccinazioni del personale sanitario degli ospedali.
In questi giorni fioccano anche le telefonate di comuni cittadini ai medici di base: «Vogliono sapere quando potranno vaccinarsi, cosa bisogna fare e in che ordine saranno chiamati» racconta Brunello Gorini, segretario Fimmg, «la verità è che dall’Usl non ci è arrivata alcuna comunicazione e non sappiamo cosa rispondere, chiediamo che ci mandino almeno una mail con i punti salienti della campagna di vaccinazione».
Il bilancio del v-day
I primi a essersi vaccinati, domenica scorsa, sono stati 105 professionisti degli ospedali di Vittorio Veneto, Montebelluna e Treviso, che dovranno sottoporsi al richiamo tra una ventina di giorni (e saranno immuni al virus dopo altri dieci). Com’è andata? Nessun effetto collaterale, soltanto una febbricola passeggera per la primaria di Pneumologia del Ca’ Foncello, la dottoressa Micaela Romagnoli, già tornata al lavoro ieri. Avanti tutta, quindi, con l’obiettivo di vaccinare almeno il 65 per cento della popolazione trevigiana (574 mila persone) entro fine estate.
Dipenderà, ha fatto sapere l’Usl, da due fattori: le tempistiche di arrivo dei diversi vaccini immessi sul mercato, in base ad accordi stipulati con il governo centrale, e la risposta della popolazione, che dovrà essere il più ampia possibile per garantire di arrivare finalmente all’immunità di gregge in grado di “sterilizzare” la circolazione del virus.
Su questo punto ieri ha ribadito la propria posizione Riccardo Szumski, sindaco di Santa Lucia e medico di base: «Sono molto perplesso sul vaccino arrivato in Italia, in questo momento io non lo inietterei su me stesso. I medici ospedalieri dipendenti di un’azienda sanitaria che si fanno vaccinare sotto gli occhi del loro “padrone” politico e attorniati da fotografi mi sembrano le comparse di una recita. Meglio attendere quello in arrivo fra tre mesi e prodotto dalla Glaxo».
Il fronte dei medici
Chi somministrerà i vaccini? Non i medici di base. Che in questa fase si sento un po’ tagliati fuori dal grande piano vaccinale. Non tanto perché non avranno la possibilità di effettuare le punture (la procedura è più complessa rispetto al classico antinfluenzale), quanto per la carenza di informazioni da girare ai loro assistiti. «Molte cose le abbiamo apprese dai giornali, e quello che sappiamo su questa campagna di vaccinazione lo abbiamo scoperto dalle conferenze stampa di Zaia e Benazzi» sottolinea Gorini della Fimmg, federazione dei medici di medicina generale, «ci mandino almeno una mail con le risposte da dare agli assistiti. Tutti ci chiedono di tutto: quando arriva, come farlo, chi li convocherà e come. I pazienti in questa fase sono molto disorientati, servono risposte certe». Sulla stessa linea il sindacato dello Snami, con il presidente regionale Salvatore Cauchi, medico a Pieve di Soligo: «Non sappiamo ancora niente, e nessuno ci dice nulla. Agli assistiti, quindi, dico solo una cosa: di aspettare». —
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