Il monito da Padova: «Ecco perché questo vaccino Covid è sicuro. Quando ha fatto il suo dovere se ne va»
PADOVA. Nemmeno il tempo di finire di festeggiare il V Day che la macchina sanitario si è rimessa in moto per la seconda fase. Dopo le 875 dosi stoccate a Padova per tutto il Veneto domenica, ora nell’hub Padovano dell’Azienda Ospedale Università, punto di raccolta e smistamento per il Padovano, ne sono previste altre 7.800. L’arrivo atteso per oggi è slittato: la ripresa delle vaccinazioni avverrà appena ricevute le nuove dosi.
Dal 4 gennaio è previsto, inoltre, un ulteriore invio di 7.800 dosi, cui seguiranno le 8.875 dell’11 gennaio, le 7.800 del 18 e 2.925 il 25 per un totale di 35.100 entro la fine del mese.
Al momento, si procede con il personale sanitario, così come già successo domenica quando sono stati vaccinati 91 operatori dell’Azienda.
In una piastra del Policlinico gli ambulatori sono stati organizzati con 2-3 infermieri dedicati alla preparazione delle dosi e alla somministrazione, con sale di attesa e per la sorveglianza post-vaccinale. Il V Day è stato supervisionato dalle dottoresse Maria Angiola Crivellaro, responsabile del Servizio di Allergologia della Medicina del Lavoro e di Anna Maria Cattelan, direttore delle Malattie Infettive: da mezzogiorno, orari della prima puntura intramuscolo a un’infermiera degli Infettivi, fino alle 15, è stato somministrato il vaccino a primari, medici e paramedici dei reparti principalmente a contatto con il virus.
Nei giorni precedenti l’Azienda aveva inviato una richiesta di disponibilità ai dipendenti - su base volontaria - per stilare una prima lista tenendo conto che non ci fossero controindicazioni al vaccino. Che, stanti le indicazioni del Ministero, sono limitate a chi abbia ricevuto vaccinazioni nelle ultime due settimane: «In questo caso il sistema immunitario è già stato stimolato e il rischio è che si generi una risposta immunologica amplificata» spiega la dottoressa Crivellaro «motivo per cui è meglio aspettare un po’».
A questi, si aggiungono donne in gravidanza o allattamento, persone con una storia di gravi reazioni anafilattiche e altre con immunodeficienze importanti causate da malattie o da terapie. «Siamo di fronte a una realtà estremamente nuova per la quale non esistono ancora linee guida ufficiali da parte delle società scientifiche per cui ci siamo attenuti alle indicazioni del Ministero» racconta la dottoressa Crivellaro rivelando che «mi ha fatto estremamente piacere far parte del team della campagna vaccinale nell’emergenza Covid».
Del resto, la dottoressa Crivellaro come responsabile del Servizio di Allergologia della Medicina del Lavoro opera in una realtà in cui viene posta particolare attenzione alla sorveglianza sanitaria per i dipendenti ospedalieri: «Dopo l’allarme suscitato dalle reazioni allergiche registrate con i primi vaccini in Inghilterra, hanno ritenuto di far sovrintendere le operazioni da chi, nella pratica clinica quotidiana, segue pazienti con storia di anafilassi".
"Tuttavia il primo giorno non abbiamo avuto problemi di alcun tipo, anzi, una volta ricevuto il vaccino in molti hanno dichiarato di sentirsi immediatamente meglio, soprattutto dal punto vista psicologico, poiché erano più sereni all’idea di tornare il corsia. Del resto, a un’analisi più approfondita degli studi scientifici pubblicati su importanti riviste internazionali abbiamo constatato che i casi di anafilassi in percentuale sono analoghi ai normali vaccini. Per quanto mi riguarda, una volta ricevuto l’incarico, dopo i timori iniziali mi sono concessa una full immersion nell’analisi della letteratura e mi sono tranquillizzata». In Azienda le adesioni alla somministrazione del vaccino sono state molte di più dei posti disponibili.
«Il vaccino contro il Covid contiene la sequenza genetica, non replicante, dell’ mRna per la proteina Spike e la sintesi di questa proteina induce la risposta anticorpale e la conseguente difesa immunologica mirata dell’individuo» spiega la dottoressa Crivellaro «questo ci rende sereni nella somministrazione: l’mRna è estremamente labile e una volta fatto il proprio dovere di messaggero si deteriora, senza lasciare materiale genetico nell’organismo. Un’ulteriore riprova è il fatto che il vaccino sia così delicato sotto il profilo della conservazione e abbia bisogno di una seconda dose di richiamo per garantirne l’efficacia». Quanto ai dubbi sollevati da chi sostiene che il vaccino sia stato ottenuto in tempi eccessivamente stretti per poter essere efficace e sicuro, l’allergologa chiarisce: «Questo tipo di vaccino si avvale di una metodica di ingegneria genetica applicata alla medicina che viene studiata da molti anni con applicazione in alcune forme di neoplasie, ad esempio» conclude «per questo è stato possibile arrivare a questi risultati in tempi stretti». —