Aipd batte il Covid con socialità e fantasia
BELLUNO
Toglietele tutto, ma non la socialità. Nemmeno il Covid ha fermato l’attivismo dell’Aipd, sezione bellunese dell’associazione che raggruppa in tutta Italia persone con sindrome di Down e loro famiglie. È bastata un po’ di fantasia, la grande motivazione di collaboratori e volontari e qualche finanziamento specifico per riuscire a restituire alla cinquantina di “ragazzi in gamba” un barlume di normalità, seppur filtrato da schermi e mascherine.
«Ci siamo riorganizzati da subito. Grazie a un primo contributo, abbiamo comprato alcuni tablet per permettere ai ragazzi senza smartphone di restare in collegamento tra loro via Whatsapp e videochiamate», racconta l’infaticabile presidente Ines Mazzoleni Ferracini. «Questo ausilio ha permesso anche a chi non sa scrivere di mandare messaggi vocali ed emoticons. Fino a giugno siamo andati avanti così, con volontarie molto attive che hanno proposto tutorial alle famiglie meno pratiche».
Non solo comunicazione ma anche ginnastica con il “personal trainer” Enrico Cassol della palestra Elisa di Santa Giustina, che per le famiglie Aipd di Belluno ha realizzato alcuni video-esercizi da fare comodamente a casa. Con Isoipse e l’avvento dell’estate sono inoltre partiti anche alcuni laboratori pensati per i pre adolescenti. Da giugno poi, dopo averlo sanificato, è stato riaperto l’appartamento per le autonomie e la semi-residenzialità “Casa mia” in centro a Belluno, con gruppi ridotti per garantire le distanze, ognuno con il suo operatore-coordinatore e un protocollo sottoscritto da maggiorenni e genitori, contenente tutte le regole da rispettare. «Non ci sono stati problemi di alcun genere, anche perché abbiamo fatto la formazione specifica su quali accorgimenti adottare per limitare il contagio e molti dei nostri ragazzi sono arrivati già pronti perché avevano ricevuto un’adeguata istruzione a casa. Questo ci ha permesso di registrare soltanto due casi nel corso dell’anno, fortunatamente lievi. I ragazzi sono bravi, tengono la mascherina ed evitano baci e abbracci, salutandosi piuttosto con il gomito o toccandosi con i piedi».
Ad agosto un piccolo gruppetto è stato anche avviato al lavoro nei campi della famiglia Slongo di via Peschiera a Feltre, grazie al progetto “Coltivare per crescere” finanziato da Cariverona. Da ottobre il ritorno alla routine con la ripresa di tutte le attività in presenza, dal club delle autonomie alle iniziative per la residenzialità, suscitando la gioia dei ragazzi e delle loro famiglie. Anche perché oltre l’aspetto ricreativo, la socialità è il fondamento per costruire il tanto agognato “dopo di noi”. Una direzione precisa in tal senso è stata presa il 16 dicembre con la firma preliminare da parte della presidente di Aipd Belluno del protocollo di inserimento lavorativo, presentato nel 2017 al Servizio di integrazione lavorativa e a Veneto lavoro e «in discussione ormai 5 anni, che una volta ratificato permetterà di attivare un percorso specifico per accompagnare i nostri ragazzi all’attività lavorativa, con l’obiettivo di rendere più accessibili i tirocini finalizzati all’assunzione».
Sono una quindicina i ragazzi bellunesi in età lavorativa, ma soltanto un paio stanno attualmente lavorando. «Uno è in cassa integrazione da mesi, altri 5 o 6 sarebbero già formati per l’inserimento, ma ancora non siamo riusciti a impiegarli», questo anche per la titubanza delle aziende stesse.
È stato un anno duro anche sotto il profilo finanziario, che solitamente raggiunge il suo apice attorno al 21 marzo, la giornata mondiale. Fortuna che la possibilità di donare a distanza e le proposte collaterali, come la “Loco card” che destina il 3 per cento degli acquisti in alcuni negozi bellunesi all’associazione, hanno permesso di rimpinguare le casse. Il resto resta in capo alla generosità e alla solidarietà. —