Udine torna in zona arancione ma molte serrande restano abbassate: ecco chi ha scelto di non riaprire
UDINE. È stata una ripartenza al rallentatore per i locali e i negozi cittadini. Il passaggio da zona rossa a zona arancione, e la conseguente riapertura di bar e ristoranti per il solo servizio di asporto, e dei luoghi dello shopping, non ha animato le vie di Udine.
In molti hanno preferito restare chiusi, rimandando l’apertura («si spera») a dopo il periodo natalizio. Di certo gli ultimi giorni prima di Natale, quando il centro è stato preso d’assalto per aperitivi e corsa al regalo, resta ormai un lontano ricordo.
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La gente in giro era davvero poca, complice anche la pessima giornata dal punto di vista meteorologico. Qualcuno ha approfittato per cambiare i regali, altri per fare piccole commissioni. I negozi resteranno aperti fino a domani, mercoledì 30 dicembre, con la possibilità di prolungare l’orario fino alle 21. Poi la città e il resto del Paese piomberanno di nuovo in zona rossa fino al 3 gennaio per tornare, per lunedì 4, di nuovo arancione. «Piuttosto di aprire e chiudere ogni tre giorni – ammette un esercente del centro storico – preferisco starmene a casa e godermi la famiglia, senza dover pensare ai debiti che questa emergenza mi sta facendo accumulare. Speriamo che arrivino i ristori promessi e che da gennaio si possa riprendere a lavorare con continuità».
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In questi giorni, come detto, bar e ristoranti possono aprire solo per l’asporto, consentito fino alle 22 in sede, senza limiti di orario per la consegna a domicilio. Come previsto dall’ultimo decreto legge emanato dal governo Conte, è permesso muoversi liberamente all’interno del comune di residenza, oltre che nel raggio di 30 chilometri per i centri con meno di 5.000 abitanti. Ciò che non è consentito è recarsi nei capoluoghi di provincia.
Tornando alle riaperture di bar e ristoranti, da quanto riferito dalla Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, la gran parte di coloro che hanno riaperto per questo ritorno in zona arancione, sono soprattutto le realtà a gestione familiare. Chi ha dei dipendenti ha preferito restare chiuso, rimandando tutto al 2021.
Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, in centro erano davvero pochi i negozi con le serrande alzate. Anche in questo caso tra gli addetti ai lavori non c’è grande entusiasmo per il continuo tira e molla tra aperture e chiusure. Gli operatori sono ormai proiettati all’avvio dei saldi invernali, fissato per il 7 gennaio. Ovvio che tutto dipenderà dal “colore” del Friuli Venezia Giulia e dalla conseguente libertà di movimento delle persone. Anche l’inizio del nuovo anno si preannuncia ancora incerto.