Zamboni, un esordio con Dante: non solo il nome del commissario
MANTOVA. Una studentessa viene trovata strangolata nella biblioteca dell’università. Il colpevole è scoperto, ma altri delitti si susseguono. Questi sono gli ingredienti principali di “Un serial killer per Dante”, romanzo d’esordio di Silvia Zamboni, di Castel d’Ario, che vive a Mantova. Un giallo, scritto in prima persona: la voce narrante è quella del commissario Dante Caradonna. Il 2021 sarà il 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri. C’entra col romanzo? «Meglio non svelare troppo: Dante è il nome del commissario, ma, forse, non solo...», dice l’autrice. Senza entrare nella trama possiamo dire che il primo e l’ultimo capitolo prendono spunto da un fatto di cronaca dell’estate 2019: il rogo che, nella notte tra il 7 e 8 agosto, ha devastato villa Riva Berni di Bagnolo San Vito.
Elena, la moglie del commissario, è di Mantova e i suoi genitori abitano vicino al giardino dei semplici di Palazzo Ducale. Quando il commissario raggiunge Mantova per parlare con la madre e la zia della terza ragazza assassinata, la scena avviene nel caffè di fronte al teatro Bibiena. Infine il movente che si cela dietro ai delitti delle tre studentesse è legato al resoconto di un dibattito scientifico (Questio de acqua et terra) tenuto - nella fiction, ma forse chi lo sa - alla corte dei Bonacolsi nel 1319, al quale prese parte Dante Alighieri. Il libro (228 pagine, 13 euro) è in vendita a Mantova nelle edicole del centro e presto sarà nelle librerie.
Disponibile su Amazon l’ebook (a seconda delle promozioni in corso può essere gratis, oppure a 5,99 euro) e il cartaceo Pod (Print on demand) a 11,44.