Riaperture delle palestre in bilico: «Un dramma, gli aiuti sono spiccioli»
PONTEDERA. Portare avanti un’attività con 40 euro di incasso al giorno. E resistere fino a non si sa quando. Forse - stando alle notizie degli ultimi giorni - anche oltre il 7 gennaio. Perché di riapertura, ancora, non se ne parla. «Questo è ciò che ci sta chiedendo lo Stato. Non è un punto di vista, è matematica. Sono numeri che raccontano di quanto sia massacrante fare l’imprenditore oggi, in piena pandemia. Gli aiuti sono insufficienti, e la programmazione del Governo assente. Resteremo qui fino a quando la situazione non sarà chiara. La nostra protesta va avanti». Massimo e Marco Bartaloni, 47 e 49 anni, pontederesi, da 65 giorni dormono all’interno della loro palestra, la “InFit”, aperta nel gennaio 2019 in via Giovanni XXIII, nella zona industriale de La Bianca.
«In poco tempo siamo riusciti ad arrivare a 1.500 clienti, abbiamo investito, abbiamo creato lavoro. Ora siamo in balìa della pandemia, e di una classe politica – continua Massimo Bartaloni – che non è in grado di darci un sostegno concreto».
La protesta dei due fratelli impegnati nel campo del fitness è cominciata alla fine di ottobre. Nei mesi estivi era arrivata l’attesa riapertura dopo la chiusura totale di marzo, poi, in autunno, altro stop nazionale a causa dell’aumento dei contagi. I Bartaloni hanno montato una tenda accanto a pesi e macchinari, raccontando la loro protesta attraverso Internet, giorno dopo giorno. Oggi sono praticamente un simbolo per decine di migliaia di imprenditori che rischiano di annegare nell’emergenza economica conseguente a quella sanitaria. «I nostri videomessaggi sui social vengono seguiti e commentati da 25-30mila persone a settimana. Questo significa che non siamo pazzi – dice ancora Massimo – ma che ci sono tantissime persone nella nostra condizione».
Massimo e Marco sono preoccupati e hanno paura. In ballo ci sono i loro soldi e il loro futuro. E i numeri sono da allarme rosso. «Da marzo a oggi abbiamo totalizzato circa 140 giorni di chiusura a causa delle varie restrizioni. Giorni in cui in palestra non ha messo piede anima viva. Gli indennizzi – spiegano i fratelli Barteloni – ricevuti fino a ora dallo Stato ammontano a 6mila euro. Questo significa che, secondo il nostro Governo, noi dovremmo portare avanti la palestra con un incasso di quaranta euro al giorno. È praticamente impossibile». C’è un problema di “ristori” insufficienti. Di soldi che non arrivano. Ma ce n’è uno anche per quanto riguarda i soldi che se ne sono già andati. Investimenti fatti sperando in un futuro felice, e attualmente non ammortizzati neppure in minima parte. «A settembre eravamo riusciti a incrementare del 10% la clientela rispetto al 2019, mentre il trend nazionale delle palestre era del –30%. Credevamo – racconta Massimo Bartaloni – di poter restare aperti, seppur con tutte le limitazioni del caso, anche durante l’inverno. Allora abbiamo speso 38mila per migliorare il nostro parco macchinari, e abbiamo preso un fondo in via Montanara, nel centro città, per aprire il nostro secondo centro. Poi il Governo ha chiuso tutto di nuovo. E noi ora siamo alle prese con una situazione aziendale drammatica».
E intanto non si vedono novità all’orizzonte. Le palestre rischiano seriamente di rimanere chiuse anche il 7 gennaio. «Noi – concludono i Bartaloni – andremo avanti nella nostra protesta. Un imprenditore deve programmare. Abbiamo bisogno di date certe e risposte precise». —
Tommaso Silvi
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