Vaccino, domani in arrivo 470mila dosi. Ipotesi obbligo per i sanitari
Dopo le prime simboliche vaccinazioni del V-Day, cominciano settimane in cui dovrebbero partire le somministrazioni del vaccino a un numero più elevato di persone. Per domani è atteso l’arrivo di 470mila fiale. Dovrebbero esserci invii settimanali da Pfizer fino alla fine di marzo. Previste 7,8 milioni di dosi in tre mesi.
I primi a essere vaccinati saranno medici e personale sanitario, tutti su base volontaria. Sono soprattutto quanti lavorano nelle residenze per anziani a dire no al vaccino anti Covid. Secondo la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, «per chi opera nell’ambito della salute il vaccino deve essere precondizione all’assunzione».
In Italia però non c’è obbligo, per ora, nemmeno per queste categorie.
Il timore è che molti non vogliano farlo nelle Rsa (in provincia di Brescia per esempio solo il 20% dei lavoratori ha aderito), mettendo a rischio le persone ospitate, ma anche all’interno della sanità pubblica e il ministero pensa alla possibile obbligatorietà. I dati del ministero indicano un’adesione al 70% del personale sanitario alla vaccinazione.
«Chi lavora nel pubblico e a contatto con il pubblico ha una responsabilità maggiore», ha detto la sottosegretaria a Repubblica, «per questo abbiamo inserito alcune categorie di dipendenti statali tra le prime per le vaccinazioni. Non mi riferisco solo al personale sanitario, parlo anche degli insegnanti: è una questione di buon senso. Prima della pandemia, abbiamo istituito l’obbligo delle vaccinazioni per i bambini in età scolare, senza le quali non sarebbero appunto stati ammessi a scuola. Non vedo perché non si dovrebbe pensare anche al Covid, soprattutto per gli insegnanti. Nel contratto di lavoro pubblico lo metterei come precondizione per l’assunzione».
Il concetto è stato ribadito dalla sottosegretaria questa mattina ad Agorà su Rai 3. «Cominciare a discutere dell’obbligo farebbe un danno ulteriore. Oggi dobbiamo avere la pazienza di spiegare, la campagna di comunicazione è in partenza. Credo che debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico. Se dovessimo renderci conto che c’è un rifiuto che non si riesce a superare, io penso che nel pubblico non si possa lavorare».
Si dice contraria all’obbligo invece la ministra per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone intervistata da La7. «Non sono grande appassionata dell’obbligo in campo vaccinale. Il governo si è raccomandato e penso che una raccomandazione forte sia il modo migliore per raggiungere l’immunità di gregge».
Il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, bacchetta quanti, fra medici e infermieri, non voglio farsi vaccinare. «Rimango perplesso quando sento di colleghi medici o infermieri restii a farsi il vaccino. Posso capire il cittadino che magari non ha delle basi scientifiche consolidate e non ha studiato medicina e può avere una certa riluttanza a farsi il vaccino, ma penso francamente che quei medici e quegli infermieri, se hanno ancora dei dubbi dopo aver visto ciò che è accaduto, probabilmente hanno sbagliato lavoro».
La vaccinazione potrebbe essere una precondizione anche per viaggiare. Nessuno per ora ha definito un’obbligatorietà ma ci sono compagnie aeree che stanno studiando la possibilità di accettare viaggiatori solo se vaccinati. Visto l’esiguo numero di persone che finora hanno ricevuto il vaccino i tempi sembrano comunque lunghi.
Resta però aperta la questione dei diritti: può essere negato il diritto al viaggio senza il vaccino, peraltro non obbligatorio in molti paesi? Dall’altra parte gli stati, in particolare quelli che meglio hanno controllato la pandemia, potrebbero chiedere una certificazione d’ingresso come già accade con tamponi e quarantene.