Iniziata l’era del vaccino, al San Matteo i primi 50 sono medici e infermieri
PAVIA. I primi 50 candidati al vaccino contro il Covid 19 in provincia di Pavia domenica hanno varcato la porta di Malattie infettive, al San Matteo. Così è iniziato il V-Day in provincia di Pavia. Medici, infermieri e rappresentanti degli ordini delle professioni sanitarie hanno iniziato a presentarsi scaglionati, dalle 15 in poi, per sottoposti all’iniezione del siero mRNA BNT162b2 (Comirnaty), in pratica il vaccino Pfizer Biontech. Il primo dei medici a cui è stato iniettato è il professor Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare; la prima degli infermieri Luigia Belotti, presidente dell’ordine di Pavia.
La sanità fa rete
Una macchina che ha mosso gli ingranaggi e che, solo al San Matteo, a partire dal 4 gennaio prossimo, nei successivi cento giorni, dovrebbe portare a vaccinare circa 6.000 operatori sanitari. Per diffondere il nuovo siero anti-Covid, per chiamare a raccolta più persone possibili, la sanità pavese ha fatto rete. L’hanno dimostrato domenica sul campo i vertici del San Matteo, il presidente Alessandro Venturi e il direttore Carlo Nicora, il direttore generale di Asst Michele Brait e il direttore generale di Ast Mara Azzi. Una rete che si appoggia alle istituzioni politiche locali, rappresentate al V-Day dall’assessore alle Politiche per la famiglia Silvia Piani, dal sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi, dal presidente della Provincia Vittorio Poma, dal consigliere regionale Giuseppe Villani. Ma anche alle forze dell’ordine, che ieri hanno schierato il maggiore Fabio Volpe, comandante compagnia carabinieri di Pavia, una funzionaria della questura e Lucrezia Loizzo, vice prefetto vicario di Pavia.
L’appello del professor Bruno
Tra tutti spiccava il professor Raffaele Bruno, primario di Malattie infettive del San Matteo, medico curante del Paziente 1 figura emblematica del V-Day pavese, che ha definito la giornata «epocale». Bruno è stato tra i primi ad essere vaccinato dal personale del suo stesso reparto. «Essendo esposto al virus penso che fare il vaccino sia dovere deontologico per un operatore sanitario – ha spiegato –. Credo nei vaccini e invito tutti a fare altrettanto». «La cosa importante è che gli operatori sanitari partecipino a questa campagna perchè così proteggono loro e anche gli atri – ha proseguito Bruno –. La vaccinazione non è un problema di sanità individuale ma di sanità pubblica; è un problema di responsabilità». Il primario di Malattie infettive quindi ha garantito che il San Matteo «è pronto a svolgere il suo compito: vaccinare 6.000 nei primi 100 giorni a partire dal 4 gennaio».
I punti vaccino
All’obiettivo di vaccinare 25.000 pavesi entro fine gennaio saranno dedicati tre punti di stoccaggio. A Pavia il San Matteo ha già un frigorifero adatto allo scopo e ne acquisterà altri due. L’istituto Maugeri si è messo a disposizione. Per Asst il progetto è praticamente definito. Ad oggi, ha a disposizione, un freezer a -75° all’ospedale di Vigevano, per conservare fino a 24.000 dosi, e si sta attrezzando per ampliare la dotazione anche all’ospedale di Voghera. Poi ci sono gli ambulatori: Malattie infettive ne ha attrezzati 3, con due sale d’attesa, mentre Asst metterà a disposizione nelle due sedi di Vigevano e Voghera, in ambulatori dedicati, 12 medici e 12 infermieri per l’inoculazione del vaccino, 8 operatori socio sanitari per l’igienizzazione delle postazioni e 6 amministrativi per gli adempimenti burocratici. Il piano prevede pure che Asst Pavia utilizzi 3 squadre con mezzi mobili per le vaccinazioni nelle Rsa. Saranno infine organizzati punti di vaccinazione esterni, nella fase di somministrazione di massa, attraverso la posa di tensostrutture, o di spazi messi a disposizione da Comuni e Provincia.
Svolta storica
Ma il V-Day ha ricevuto anche gli applausi dai vetrici degli ospedali e delle istituzioni. Venturi ha sottolineato: «Questo è un momento atteso e importante, arriva a quasi un anno dalla presa in cura, da parte del San Matteo, del Paziente 1. Questo vaccino è una straordinaria soluzione per i pazienti del territorio. Il San Matteo da solo ha svolto l’1% della ricerca mondiale. Sapevamo che questo vaccino sarebbe stato una misura efficace di contrasto al virus, ora tutto questo è realtà».
Silvia Piani, che ha portato i saluti del governatore della Lombardia Attilio Fontana, ha definito la giornata «storica», e il San Matteo «un presidio importante, soprattutto in questo momento». Mentre Poma ha detto: «Da questa esperienza ci arriva un insegnamento: i momenti difficili valorizzano le motivazioni più forti. Di questi mesi porterò con me la grande solidarietà e la forza di tutti».
Fracassi ha messo l’accento su medici e infermieri: «Un grazie va al San Matteo e ai ricercatori – ha commentato –. Vaccinarsi è un invito a volersi bene, come del resto anche prendere le precauzioni per evitare il contagio». Per Loizzo ora «si inizia a mettere un punto fermo nella lotta al Covid e si può iniziare a pensare di tornare alla normalità».
Il ruolo di Asst
Infine Brait e Azzi hanno spiegato che «anche Asst e Ats stanno facendo la propria parte in questo invito collettivo alla vaccinazione», e che «nella campagna vaccinale sono coinvolte pure le squadre Usca e i medici di famiglia distribuiti sul territorio». —