Dal Negro, un grande dimenticato: fondò il primo quotidiano cattolico
UDINE. Il primo quotidiano cattolico udinese, ovvero “Il Cittadino Italiano”, fondato nel 1878, va ricondotto all’opera del sacerdote veneziano Giovanni Dal Negro, morto a Udine 120 anni fa. Nel 1931 don Pietro Dell’Oste ne parlò come di un «grande dimenticato». Ciononostante, nel 1936 gli venne dedicato un busto marmoreo nella chiesa di S. Spirito a Udine: e proprio in quell’occasione don Olivo Comelli definì Dal Negro un «battagliero giornalista cattolico» e «vero fondatore della stampa cattolica in Friuli». Nel 1964, poi, Tiziano Tessitori scrisse: «È un personaggio che non può essere dimenticato da chi narri le vicende politiche del Friuli nell’ultimo quarto del secolo scorso».
Figura di primo piano nei primi Patronati-scuola istituiti a Venezia, mons. Dal Negro, allievo di maestri antiliberali rispondeva per le rime, con il suo agguerrito giornale, agli altrettanto aggressivi fogli anticlericali, sostenendo che il vero cittadino italiano doveva rimanere fedele al magistero ecclesiastico e solidale con il papa.
Chiamato a Udine dal combattivo arcivescovo Andrea Casasola, Dal Negro fu non solo direttore spirituale presso il collegio “Uccellis” e presidente del Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi, ma anche iniziatore del Patronato per i figli del popolo e di altre iniziative e istituzioni (scuole popolari, una libreria, una rinomata tipografia, il collegio-convitto “Giovanni d’Udine”…). Malgrado i successi, però, sia il Patronato sia le opere ad esso collegate, peraltro poco sostenute dall’ambiente locale e minate da antipatiche lotte intestine, furono travolte dai debiti e cedute nel 1887 alle Ancelle di Carità.
Al di là della formazione di stampo conservatore, il Dal Negro, persona corretta e signorile, era rispettato degli avversari anticlericali, come dimostra la stima espressa in occasione del suo decesso dai fogli liberali antagonisti, che non concedevano facilmente l’onore delle armi. Il “Giornale di Udine”, ad esempio, scrisse: «Fu un rigido rappresentante del più puro clericalismo, ma nelle polemiche seppe mantenere quei modi civili che agli intransigentismi non garbano e perciò venne messo da parte».
“Il Friuli”, dal canto suo, commentò: «Ebbe polemiche e diatribe violente, ma sempre educate, leali ed oneste. Alla sua memoria va sincero l’omaggio nostro». Pubblicato fra difficoltà di vario genere, il “Cittadino Italiano” ottenne nondimeno il plauso dell’“Osservatore Romano” e di Leone XIII; quindi, ritiratosi nel 1898 il Dal Negro, fu affidato alla Commissione diocesana della buona stampa finché, alla morte del fondatore, dopo accese dispute interne, fu sostituito da “Il Crociato” .
In generale, i tentativi di graduale rinnovamento da parte di alcune frange cattoliche furono ardui e sofferti, e ciò vale anche per Giovanni Dal Negro. Nel 1900 don Giuseppe Ellero scrisse: «L’ora che attraversa la nostra Chiesa friulana è terribile», dichiarando il suo dolore per la «scissura profonda che la travaglia»; ma alcune tracce di apertura erano rimaste e i semi sparsi nel corso di un’opera assidua, per quanto segnata da limiti e talora ambiguità, avrebbero poi trovato uno sbocco in tempi più ricettivi e maturi.