Il Tar impone l’aumento delle tariffe sull’A12
Bloccati per anni dal ministero delle Infrastrutture, gli aumenti tariffari dell’A12 arrivano tutti insieme. Da oggi.
Una stangata per gli utenti delle tratte in concessione a Sat che viene applicata dopo le sentenze del Tar del 2019 e i decreti del “commissario ad acta” del 2020 che, di fatto, impongono alla Sat stessa di aumentare i pedaggi dell’11,30%. In concreto, con gli arrotondamenti, sono 50 centesimi in più per Collesalvetti-Rosignano Marittimo (da 4,50 a 5 euro), lo stesso fino a Rosignano Barriera (da 4,90 a 5,40 euro) e, dopo che era rimasta indenne dall’aumento del 2,54% di novembre, sale di 10 centesimi anche la tratta, o “trattina”, Rosignano-San Pietro in Palazzi. La “gabella” per i 4 km, quindi, non è più di 60 centesimi, ma di 70.
Per capire cosa è successo va fatto un (lungo) passo indietro. L’autorizzazione alla realizzazione dell’autostrada Livorno-Civitavecchia risale al 1982.
Nel 2009 è stata rivista la convenzione e nel 2011 c’è stata una nuova revisione, peraltro mai approvata dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Proprio in virtù di questa mancata approvazione il ministero non ha mai concesso alla Sat gli aumenti tariffari annuali (a parte 1,50% nel 2015, 0,90 nel 2017 e 1,33% nel 2018), anche se, nel frattempo, la società ha investito circa 175 milioni di euro, oltre ai costi per le manutenzioni.
Inoltre, con la conversione in legge del Milleproroghe (febbraio scorso) è stata cancellata l’originaria autorizzazione alla Sat per la realizzazione dell’autostrada (fino al 2046), con l’intenzione di passare i progetti ad Anas. A Sat resta la gestione fino a ottobre 2028 delle tratte già in esercizio. Per questo Sat, a cui è stata “sottratta” la possibilità di fare l’autostrada (e riscuotere i pedaggi), chiede un contributo a copertura delle spese sostenute per la realizzazione dei tratti Rosignano-San Pietro in Palazzi e Tarquinia-Civitavecchia. Due lettere che evidenziavano la sofferenza economica, acuita anche dall’emergenza Covid, sono state spedite nel febbraio e nell’aprile scorso.
La stessa Sat, negli anni 2014, 2016, 2017 e 2018 ha presentato ricorso al Tar contro il ministero, per avere il riconoscimento degli aumenti di pedaggio. La sentenza, sfavorevole al ministero, è giunta nel 2019. L’aumento del 2,54% applicato il 9 novembre copre il 2014, l’11,30% in vigore da oggi copre il 2016, il 2017 e il 2018 (9,03, 2,85 e 1,62%).
Ora la partita è aperta sul “contributo” richiesto da Sat e i contatti fra il nuovo amministratore di Sat, Costantino Ivoi e il direttore generale del ministero delle Infrastrutture, sono continui. L’obiettivo è arrivare a un accordo nei primi mesi del 2021, forse già a gennaio. Anche la ministra Paola De Micheli, più volte, ha dichiarato che la tempistica è questa.
Già a giugno Sat aveva presentato al ministero un’ipotesi di Pef (piano economico e finanziario), che prevedeva un contributo di 160 milioni di euro per le spese sostenute per la realizzazione dei due tratti e 40 milioni per la cessione dei progetti per i lotti ancora non realizzati, rinunciando a tutti gli aumenti imposti dal Tar e applicando una tariffa livellata al 2% annuo dal 2021 al 2028. Era previsto anche un valore di subentro al termine della concessione. Nel novembre scorso, dopo i decreti del “commissario ad acta”, la Sat ha presentato un nuovo piano economico e finanziario che, recependo gli aumenti tariffari, diminuisce sensibilmente il valore di subentro e fa partire l’aumento livellato del 2% solo dal 2022. Adesso la trattativa è in corso.
Intanto lo scorso 10 novembre Sat ha scritto al ministero, comunicando che da oggi applicherà l’incremento dell’11,30% per gli anni 2016, 2017 e 2018, facendo anche presente di avere in corso i conteggi dei minori incassi per il mancato aggiornamento tariffario per gli anni 2014, 2016, 2017 e 2018 riferiti non solo a queste, ma anche alle annualità successive.
Nelle stessa lettera la Sat ha anche confermato la propria disponibilità a individuare soluzioni alternative che consentano di tenere in equilibrio da una parte, l’esigenza della sostenibilità economica-finanziaria (la Sat ha il bilancio in rosso da tre annualità) e, dall’altra, di contenere gli incrementi tariffari a carico dell’utenza. Che, però, al momento ci sono tutti. —
(9 _ continua)
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