I saloni a rischio chiusura? E lui tappezza le sue vetrine con cartelli "Io non chiudo"
SPILIMBERGO. Ha deciso di tappezzare le vetrate del suo salone con cartelli che recano la scritta “Io non chiudo”. Il lockdown ha già avuto un forte impatto negativo e una nuova chiusura rappresenterebbe una mazzata da cui teme di non potersi riprendere: ecco quindi che Biagio De Biase, parrucchiere 42enne originario di Bari e che dal 2004 gestisce il salone "La vetta dei divi" a Spilimbergo, ha deciso di mettere in atto una protesta pacifica. Una provocazione per lanciare un messaggio prima di tutto al Governo, come ha tenuto a precisare.
Un’iniziativa con la quale vuole anche fare sentire la vicinanza ai colleghi non soltanto del settore in cui opera, ma del commercio in generale. L’idea gli è venuta sabato 18 ottobre, leggendo le prime pagine del Messaggero Veneto nelle quali si affrontava la questione Covid-19 e si ipotizzavano nuovi scenari e provvedimenti del Governo. Il fatto che Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, abbia fatto figurare parrucchieri e centri estetici nel novero delle attività non essenziali, e quindi “sacrificabili”, ha fatto trasalire Biagio.
«Ogni giorno e ben prima della pandemia noi parrucchieri, assieme ai colleghi estetisti, cerchiamo di garantire standard elevati dal punto di vista igienico e della sicurezza, con notevoli sforzi anche sul fronte economico: non posso pensare che, per la seconda volta, verremo considerati tra i luoghi a rischio per la diffusione dei contagi e quindi finiremo nell’incubo di un nuovo lockdown – ha commentato –. Ce la mettiamo tutta, ma chiudere ancora è un massacro: i mesi persi non sono recuperabili e fermarci ancora significa farci morire. Lavoriamo con responsabilità e massima attenzione al rispetto delle regole: nel mio salone usiamo sanificatori, asciugamani imbustati per ogni cliente, sterilizzatori, igienizzante e manteniamo le distanze. In 70 metri quadrati posso quasi dire che coi clienti facciamo fatica a incontrarci: se bisogna moltiplicare gli sforzi, lo faremo, ma chiudere no».
Per fare fronte ai mancati incassi del periodo di chiusura, Biagio ha investito i risparmi: al di là dell’attività, ha anche due bambine di 9 e 11 anni alle quali pensare. In questa iniziativa di protesta, è forte del sostegno dei clienti.
«Parlando con i miei clienti, ho trovato appoggio all’iniziativa – continua –. Ricordo al Governo che anche i saloni dei parrucchieri, come altre attività, hanno una funzione sociale e aggregativa: mi sembra che troppo spesso ci si stia dimenticando degli aspetti umani, importanti invece pure in pandemia. I clienti hanno bisogno della chiacchiera, della coccola, di attenzioni: in ballo non ci sono solo gli incassi delle attività, ma aspetti sociali e umani di cui si deve tenere conto.–