Ivrea, studenti ammassati sui pullman Gtt. I dirigenti scolastici «Si sapeva già da luglio»
IVREA. Sono le 7.30 e in corso Nigra va tutto bene. Il traffico è quasi inesistente e sui bus viaggiano poche persone. Ma basta un quarto d’ora perché si scateni la ressa. Sono le 7.45 e tanti, troppi ragazzi sono costretti a salire sull’autobus in direzione Bellavista, diretti verso l’Iis Olivetti. Arrivano da Ivrea, da Cuorgné o Rivarolo. Cercano solo di esercitare un loro diritto/dovere, quello all’istruzione. E per farlo devono viaggiare ammassati come se l’emergenza Covid-19 non fosse mai esistita. Una scena che si rivede in corso Massimo D’Azeglio, alla fermata di Porta Vercelli, alla stessa ora. Solo che i ragazzi scendono invece di salire. Provengono dall’Eporediese e sono diretti verso il Botta, il Gramsci, il Cena. Intorno alle 13 le parti si invertono: a Porta Vercelli si sale, alla stazione si scende. «Ho segnalato tutto al Comune – racconta Alessandro Eros Franchi, un lettore della Sentinella –, ma nessuna risposta».
Il fatto è il trasporto pubblico trascende le competenze del comune di Ivrea e arriva fino in Regione. Era tutto scritto, fin da luglio. Lo avevano preannunciato un po’ tutti: presidi, insegnanti, politici, tecnici. Se ne discuteva ai tavoli tra Città metropolitana, Agenzia per la mobilità piemontese, Regione e dirigenti scolastici. Se ne discuteva, è vero ma una soluzione non è stata trovata. «Eppure c’era – sottolinea Lucia Mongiano preside del liceo Botta di Ivrea –. Questa è un’emergenza e bisognava agire di conseguenza: si potevano far lavorare tutte le compagnie private di bus che attualmente sono ferme e aumentare così le corse».
I ragazzi del liceo Gramsci raccontano la situazione che vivono giornalmente a scuola. «È paradossale – spiega il preside Marco Bollettino – leggere che i rappresentanti delle Regioni e dell’Anci chiedano scaglionamenti per alleggerire i trasporti. I nostri ragazzi entrano da inizio scuola tra le 8 e le 10. Era chiaro fin da subito qual era la situazione. Ieri ci è arrivata l’ennesima comunicazione di Agenzia per la mobilità piemontese che ci chiede ancora di fornire gli orari di ingresso. Ma l’abbiamo già inviata. Evito di commentare».
Oltre ai ragazzi, poi, c’è anche chi usa il bus per andare a lavoro. Testimonia Sandra Danda: «Io prendo la linea Ivrea-Cuorgné. Le persone viaggiano in piedi e letteralmente una addosso all’altra, anche in piedi sugli scalini e decine vengono lasciati a piedi perché c’è un solo bus che passa a quell’ora. Una situazione ingestibile considerando che c’è anche chi deve usare il bus per andare a lavoro. A Ivrea la scorsa settimana un bus pieno ha tirato dritto alla fermata di via Di Vittorio lasciando la gente alla fermata a guardarsi in faccia».
Il trasporto su rotaia vive una situazione migliore al momento. «Non ci sono affollamenti - spiega Mirko Franceschinis, presidente dell’associazione utenti ferrovia -, ma molti pendolari hanno rinunciato a usare i mezzi pubblici. Il pezzo che presenta più criticità è quello tra Chivasso e Torino. Ecco, se c’è una cosa che non va bene, è che la biglietteria alla stazione di Ivrea sia aperta ancora solo fino alle 12.45». —