Reggiolo: ergastolo confermato per l’assassino di Francesco Citro, ucciso per delle briciole sul balcone
REGGIOLO. Carcere a vita confermato anche in Corte d’appello a Bologna. Stiamo parlando di Giampaolo Dall’Oglio, 64 anni, ex operaio dell’Aipo che ha ucciso – a Villanova di Reggiolo, il 23 novembre 2017 – il vicino di casa, cioè il camionista 31enne Francesco Citro.
Come in primo grado in tribunale a Reggio Emilia, la scelta del rito abbreviato, con sconto di pena di un terzo, non ha comunque evitato l’ergastolo a Dall’Oglio.
La condanna riguarda tutti i capi d’imputazione: l’ omicidio (con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi), il tentato omicidio (i primi spari trapassarono la porta e poteva essere una strage visto che in casa c’erano marito, moglie, i due figli e un ospite), danneggiamento seguito da incendio (relativo alla macchina della famiglia Citro) nonché la detenzione e porto illegale di arma (cioè la pistola del delitto, mai trovata e che gli inquirenti ritengono abbia gettato nel Po).
Nel febbraio di un anno fa il pm Valentina Salvi – titolare dell’inchiesta – il pm Salvi aveva ripercorso in aula quelle cupe ore nella palazzina di Villanova, “dipingendo” Dall’Oglio come «una persona molto violenta, che conosceva bene le armi e ha ucciso per futili motivi, intenzionato com’era a sparare a tutta la famiglia».
Quella maledetta sera in via Papa Giovanni XXIII, al civico 10, nei pressi e all'interno della palazzina denomonata “Corte Agnese ci fu un gran movimento: prima il rogo della Volkswagen “Golf” della moglie di Francesco
Citro e tre ore dopo l'assassinio dell'autotrasportatore, all'epoca 31enne, padre di due figli piccoli freddato con tre colpi di pistola sparati da una calibro 9x21.
In un primo tempo si pensò ad un'azione malavitosa di stampo mafioso, ma ben presto gli inquirenti arrivarono ad una altra verità e a ben più clamorosi sviluppi. Grazie anche al lavoro dei carabinieri del Ris di Parma si riuscì a dare un nome ed un volto all'autore del delitto senza neppure cercarlo troppo lontano. Infatti l'assassino era il vicino di casa che abitava al piano terra.
Allucinante il movente: non sopportava più che dal balcone del primo piano, dove abitava la famiglia Citro, “piovessero” dentro il suo balcone briciole di pane. In udienza a Reggio Emilia l’accusa aveva parlato anche di un cacciavite prestato e restituito rotto.