La protesta degli addetti alle pulizie: «Siamo lavoratori indispensabili eppure invisibili»
REGGIO EMILIA. «Vogliamo il contratto! Siamo stanchi di essere invisibili». Al grido di questo slogan si è svolta davanti al piazzale dell’Arcispedale Santa Maria Nuova la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici che operano nel settore delle pulizie, organizzata da Filcams Cgil, Uiltacs Uil e Fisascat Cisl.
Il presidio, che preannuncia la manifestazione nazionale prevista per il prossimo 21 ottobre a Roma, ha visto coinvolti, oltre ai rappresentanti dei sindacati, una trentina di persone che da oltre sette anni aspettano il rinnovo del proprio contratto di lavoro e maggiori garanzie per il futuro.
Nonostante le misure restrittive dovute al Covid, i manifestanti non hanno esitato a far sentire la propria voce, a sventolare le bandiere e soprattutto a sbattere le palette utilizzate di consueto per le pulizie come un chiaro simbolo di protesta. Sono più di 600mila a livello nazionale e circa 4mila solo sul nostro territorio, i lavoratori che operano in questo settore, i quali hanno contribuito a un aumento del fatturato anche durante l’emergenza sanitaria, non portano però a nessun miglioramento di salario. «Sono anni che viene lamentata questa situazione – chiarisce Luca Chierici, segretario provinciale Filcams Cgil –. Il rinnovo non arriva nonostante ancora una volta queste persone si siano rivelate fondamentali per la sicurezza di tutti noi. Sono indispensabili e allo stesso tempo invisibili. Le cose devono cambiare. Non è possibile che percepiscano 7-8 euro lordi all’ora. Le uniche proposte puntano ad un ribasso, non dando dignità».
Questo pensiero è condiviso anche da Eleonora Tatulli della Uil: «Vogliamo tutelare gli invisibili. Non si tratta solamente di coloro che lavorano nei locali della sanità ma anche chi pulisce le scuole, gli uffici e in generale è nel servizio cosiddetto multiutility. All’aumento del carico di lavoro non è corrisposto un aumento salariale. Le superfici da pulire sono aumentate e l’operato deve essere riconosciuto». Durante la protesta i lavoratori e le lavoratrici hanno potuto contare anche sul sostegno di Michele Del Fabbro di Fisascat Cisl: «Sono stati dimenticati. Ci si ricorda di loro solamente nel momento del bisogno, come è capitato durante l’emergenza e tutt’ora per contenere la circolazione del Coronavirus. Non si tratta solo di quanto viene portato a casa a fine mese, ma si parla anche di una base di regole per un lavoro in dignità. Si può facilmente evincere che in questo settore la presenza femminile è nettamente maggiore rispetto a quella maschile, richiedendo quindi accorgimenti specifici e particolari. Le loro esigenze vengono tralasciate. Questa situazione si deve risolvere, basta rimanere in silenzio».
I dipendenti sono stanchi e ora vogliono gridare. L’hanno fatto prendendo a turno il microfono e spiegando ai passanti e ai presenti in zona le condizioni in cui lavorano: «Ci svegliamo ogni mattina per fare il nostro dovere come tutti, però non siamo considerati. Ogni volta che entrate in un ambulatorio, in una sala operatoria, in un ufficio, in un’aula ricordatevi che noi l’abbiamo pulita e santificata per garantire a tutti la sicurezza. La nostra dignità deve essere riconosciut».
La protesta si è svolta con toni pacati ma decisi, agitando cartelloni con slogan ben chiari. «Stanchi di essere invisibili e senza il rinnovo del contratto». «Anche senza contratto rinnovato, durante il Covid abbiamo lavorato». «Multiservizi: il contatto sarebbe gradito». —