La Provincia di Reggio Emilia rivende il palazzo ai Palazzi Trivelli per 2,3 milioni
REGGIO EMILIA. Il palazzo Palazzi Trivelli torna… a casa e la Provincia di Reggio Emilia incassa altri 2,3 milioni di euro, da destinare alla manutenzione dei circa mille chilometri di rete stradale di propria competenza. A conclusione di una lunga trattativa, entrata nel vivo nel 2018, dopo un paio di aste andate deserte e un ribasso (da 2,582 a 2,3 milioni di euro) tra la prima e la seconda, nei giorni scorsi il rogito è stato firmato dal dirigente del Servizio Infrastrutture, Valerio Bussei, e dal conte Vittorio Palazzi Trivelli, 43enne imprenditore immobiliare reggiano, appassionato (e pilota) di auto, nonché di libri antichi, protagonista lo scorso febbraio, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, di un matrimonio da favola con Isabelle Adriani, al secolo Federica Federici, attrice e scrittrice umbra.
E, proprio come nelle favole, alla fine sono tutti felici e contenti. I Palazzi Trivelli, che si riappropriano del bel palazzo che il 24 giugno 1932 la “nobil donna contessa Maria Palazzi Trivelli fu conte Ferrante” – come si legge nell’atto rogato dal notaio Ignazio Crocetta – aveva venduto alla Provincia.
E la stessa Provincia, che incassa altri 2,3 milioni, dopo i 5 incamerati negli anni scorsi attraverso la vendita della caserma dei carabinieri di corso Cairoli, dei magazzini ex Car, del caseificio Zanelli, di una casa cantoniera a Brescello e di qualche appezzamento.
Situato in piazza San Giovanni, di fronte all’omonima chiesa, in pieno centro storico di Reggio, Palazzo Palazzi-Trivelli – così come Palazzo Trivelli in via Roma, Palazzo Panciroli-Trivelli, tra via Farini e corso Garibaldi, e Palazzo Spalletti-Trivelli, sede del Credem all’angolo tra via Emilia San Pietro e via San Nicolò – rientra tra gli splendidi edifici storici legati alla famiglia Trivelli, pervenuta tra il 1700 e il 1800 a una consistente fortuna economica, costruita sulla produzione e il commercio delle sete.
Fu proprio Luigi Trivelli, fervente sostenitore della politica napoleonica, ad acquistare all’asta per 2.119 lire dal Governo la chiesa di San Giovanni Evangelista, chiusa il primo luglio 1808, per farne la cappella privata di famiglia.
Sarà invece il conte Giacomo Trivelli ad avviare, dal 1824, un’operazione urbanistico-edilizia che, progressivamente, porterà all’assetto attuale di piazza San Giovanni, su cui si affaccia la dimora di famiglia.
Morto il conte Giacomo Trivelli nel 1852, il palazzo nobiliare arriva in eredità ai Palazzi-Trivelli e nel 1864 è il conte Luigi ad affidare all’architetto Antonio Montessori il completamento della facciata.
Dopo quasi novant’anni l’edificio – 2.586 metri quadrati di superficie, dichiarato nel 2013 di interesse storico dai Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna – torna dunque ai Palazzi Trivelli. Lo splendido edificio, tuttavia, manterrà in parte una funzione pubblica.
Il conte Vittorio e la moglie Isabelle sono infatti intenzionati a restituire il palazzo anche alla vita sociale, attraverso un progetto di riqualificazione e di ridistribuzione funzionale che prevede l’apertura di spazi non solo per le collezioni familiari (da un’importante documentazione storica e letteraria che spazia dal 1184 al 1872 a parte di una collezione d’arte che raccoglie opere dal Cinque al Settecento), ma anche per ospitare eventi, mostre, esposizioni di artisti locali e internazionali, proiezioni legate alla storia, alla città del Tricolore e al territorio. Ripercorrendo le orme di un’altra illustre antenata, Leocadia Palazzi Trivelli Venturi, mecenate di artisti e amica di grandi personaggi a cavallo tra il XIX e il XX secolo. —
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