Il nostro Natale è a rischio, lo dicono a New York
Se i miei desideri si fossero realizzati, in questi giorni starei pensando al pranzo del “Thanksgiving” e mi aggirerei con il pickup nei malls alla ricerca di un supertacchino con cui ingozzare vicini e amici.
Ognuno ha le sue fisse o strambe aspirazioni su cui ci ricama sopra vuoi per autoconsolazione, vuoi per tirartela un po’ in una vita che ha una naturale attitudine ad appiattire i sogni che se li racconti ti dicono che sei fuori di testa.
La mia è sempre stata quella di diventare newyorkese, non una parisienne, per carità, di cui salvo solo Coco Chanel, ma una di quelle tizie tutte nervi, scarpe da ginnastica e tacchi assassini nella borsa, sorrette dalla fortuna di vivere in una città in cui tutto capita in anticipo rispetto al resto del mondo.
Nella presunta età dell’innocenza, per ottenere la Green Card, lasciapassare per la felicità, avevo tentato di sposare un amico gay e pianificato una street parade in Christopher Street dove lui avrebbe calamitato i più geniali ed eccentrici abitanti del Village mentre io mi sarei vestita e tinta di verde ambiguo e quelli, già lo sapevo, mi avrebbero adorata.
Alla fine, nonostante l’accuratezza dell’organizzazione, non se ne è fatto niente e lui, bello e maledetto, si è piazzato a Los Angeles e mi porta per il brunch, se capito là, al Chateau Marmont mentre io scalpito per cambiare costa nonostante tutto.
Insomma, visto com’è andata, le mie ceneri non finiranno certo accanto a quelle di Dorothy Parker e di Miles Davis al Woodlawn Cemetery di New York.
Adesso che il mondo si è realmente globalizzato causa pandemia e universalmente si dibatte di tamponi, vaccini, distanziamenti e, per restare nel luogo dei miei sogni, dei meravigliosi palazzi del quartiere di Huston Yards diventati dei fantasmi prima ancora di essere occupati con gli appartamenti che prevedono l’angolo “home office”, delle redazioni di giornali nel One World, ormai svuotate, trasformate in aule scolastiche e di come non ci sia c’è anima viva su quella meraviglia che è l’High Line così come nei luoghi più charmant delle città piccole o grandi di questo mondo rimpicciolito alla dimensione di un virus, tenere d’occhio ciò che accade in quell’altrove che è ormai anche nostro, se non confortante può essere istruttivo.
E per restare in quell’America oggi così destabilizzata da una generale smania persecutoria e di rivalsa, polarizzata da far tremare i polsi e auguriamoci che quando pronosticavamo che quel che accade là prima o poi succederà anche qua non fosse altro che una supervalutazione di quel Paese alimentata dal lato buono dei Kennedy, dall’umanità di Malcom X, il jazz, il cinema, i grandi magazzini con il reparto profumeria al pian terreno per renderli irresistibili, guardiamo che cosa sta accadendo in prossimità del “Thanksgiving” perché, se Ravosa piange, Nashville non ride.
Il Cdc, che è il centro nazionale di controllo e prevenzione malattie, ha diramato delle disposizioni a cui si dovrebbero attenere gli americani in occasione della “festa del Ringraziamento” che quest’anno cade il 26 novembre.
Innanzi tutto si consiglia, visto che quelli si imbarcano per l’occasione in viaggi complicati per raggiungere parenti e amici, di non muoversi e se proprio si vuole andare da qualche parte in auto di farlo da soli.
Per quanto riguarda il tacchino (la potente corporazione degli allevatori è già sul piede di guerra) di cui si presume un drammatico calo dei consumi lasciando almeno 300 mila pennuti a schiattare sulle aie, si raccomanda di mangiarselo in casa propria, meglio se in terrazza o in giardino e solo con i congiunti e, per mantenere lo spirito della festa, di condividere il momento via zoom.
Per quanto riguarda gli acquisti (tacchini compresi) di farli possibilmente online e di assistere dalla finestra o in televisione alle tradizionali parate alle quali è vietato partecipare di persona. Per quanto riguarda altre tipiche attività autunnali all’aperto si consiglia di raccogliere le zucche con i guanti e poi sanificarle indossando sempre le mascherine.
Si ricorda infine che nella notte di Halloween sono da evitare i tradizionali trick-or-treating. Ovviamente si è subito letto, in questi consigli, un attentato alle libertà personali e ai rivoltosi si è rapidamente accodato il movimento che lotta per la libertà dalle cinture di sicurezza (così, dicono, come dai vaccini e dalle mascherine, tipici di uno stato autoritario) che in Massachusetts ha ormai migliaia di adepti.
Ora, visto che queste indicazioni sono state emesse un mese fa, non è che dalle nostre parti qualcuno le abbia fatte proprie e, depennando il tacchino, trasformate in legge confermando quel che ho sempre saputo: quel che accade oltreoceano prima o poi succederà anche qua? E sia chiaro, quando sarà il momento, che difenderò con le unghie il diritto alle cinture di sicurezza. —