Dopo undici anni dalla prima denuncia lo stalker seriale finisce in carcere
PONTEDERA. A distanza di 11 anni dalla prima denuncia lo stalker seriale è finito in carcere. Nella fase iniziale delle indagini Giuseppe Dell’Agnello, di Peccioli, finito più volte sotto inchiesta, accusato di aver compiuto atti persecutori nei confronti di una donna, era già stato ai domiciliari. L’altro giorno, per il pensionato di Peccioli, ex dipendente Asl, amministrativo al distretto de La Rosa, si sono aperte le porte del carcere di Pisa. Dopo due condanne passate in giudicato, l’uomo deve infatti scontare una pena detentiva pari a due anni e otto mesi. Con il suo difensore, l’avvocato Letizia Giovannetti, aveva chiesto l’ammissione in prova ai servizi sociali, che è stata però respinta dal Tribunale in considerazione anche del fatto che il pensionato nel corso degli anni non ha mai cambiato atteggiamento.
Per l’autore degli atti persecutori la situazione potrebbe aggravarsi. È aperto infatti nei suoi confronti un terzo processo che lo vede già condannato in Appello per lo stesso reato e sempre ai danni della stessa donna. Alla precedente pena, che lo ha portato in carcere, rischia di aggiungersi un’altra condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione. Nel frattempo, Dell’Agnello è imputato in altri processi, uno dei quali finito in primo grado con sentenza di condanna a 6 mesi di reclusione per diffamazione ai danni di un luogotenente dei carabinieri ora in congedo, che all’epoca dei primi atti persecutori si occupò delle indagini.
L’epilogo di una lunga serie di comportamenti persecutori che Dell’Agnello ha messo in atto ai danni di un’ex collega (assistita dall’avvocato Francesco Esposito Ziello) è avvenuto quando forse ormai nessuno se lo aspettava, visto come si erano stancamente trascinati fino ad oggi i vari processi. La donna, in più occasioni, ha subìto aggressioni, caratterizzate da minacce, intimidazioni e offese di ogni genere. Dell’Agnello durante il proprio orario di lavoro aveva maltrattato la donna in ambienti Asl, spesso alla presenza di colleghi ed utenti esterrefatti. Fatti accaduti regolarmente al distretto de La Rosa, dove lavoravano entrambi. Nulla era cambiato anche dopo che la donna aveva ottenuto il trasferimento in un’altra sede lavorativa. Una storia pesante per la donna. Dell’Agnello, all’epoca ancora dipendente Asl, tappezzò una volta l’ufficio Cup del distretto de La Rosa con cartelli infamanti e minacciosi, “arricchiti” da insulti disdicevoli, sempre indirizzati alla donna. Altri fatti ci sono stati ovunque, a partire dal presidio distrettuale di via Fleming a Pontedera, nuova sede di lavoro dell’ex collega, dove la donna ha dovuto subire ripetute aggressioni, dentro e fuori la struttura. Come è emerso nei vari processi, Dell’Agnello non ha esitato a tentare di speronare la sua vittima, inseguendola con la propria auto in una mattina di forte pioggia, mettendone chiaramente a repentaglio l’incolumità. Così come era arrivato a insultare la donna in Tribunale, incurante della presenza di giudice, pubblico ministero, avvocati e testimoni. L’uomo ha continuato per anni a diffamare la donna in modo sprezzante e spregiudicato, alla presenza degli “amici” al bar del paese. Dal gennaio 2016 ha iniziato poi a diffamare e infamare sui social, attraverso il suo profilo Facebook, non solo la donna, ma anche magistrati, carabinieri e avvocati che a vario titolo, nell’esercizio delle loro funzioni, hanno avuto a che fare con la vicenda giudiziaria. Nessun pentimento, come più volte la vittima ha fatto notare, solo pervicacia e reiterazione incondizionata. Anche di recente, dopo i fatti che sono al centro di processi nei Tribunali di Pisa e Genova, Dell’Agnello ha usato parole che gli hanno portato altre tre denunce. Sul suo profilo Facebook non si è preoccupato di rimuovere vecchi post gravemente diffamatori. –
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