Don Biancalani in quarantena a casa sua: «Me lo ha consigliato il mio medico»
PISTOIA. Don Massimo Biancalani ha lasciato Vicofaro. Lo ha fatto dopo aver chiesto all'Asl Toscana Centro di poter trascorrere a casa sua, alla Ferruccia di Quarrata, il periodo di quarantena obbligata cui sono sottoposti da ieri tutti i residenti di Vicofaro, dopo la scoperta di tre migranti positivi al Covid. La parrocchia ospita da tempo circa 150 migranti, alcuni dei quali sono riusciti ad andarsene prima che la quarantena scattasse ufficialmente.
Un atto dovuto, quindi, la quarantena, dopo i due casi di positività accertati (fino a ora) tra gli ospiti della parrocchia di Santa Maria Maggiore. «Ho preso questa decisione su consiglio del mio medico - spiega don Biancalani - Ho capito che è arrivato il momento di tutelarmi per non rischiare di contrarre il virus, vista la responsabilità che ho sui ragazzi. Gli ultimi due giorni sono stati molto pesanti, non ho mai dormito e sono stato fuori, alla pioggia e al vento. Il tampone? Ancora non l'ho fatto, ma ci sto pensando».
Il sacerdote, nel pomeriggio, ha telefonato per chiedere come stesse procedendo la situazione a Vicofaro, dove è stato allestito un posto medico avanzato, delineato da una doppia fila di transenne e sotto il presidio ininterrotto delle forze dell'ordine, per controllare lo stato di salute dei migranti. Ci sono stati anche alcuni momenti di tensione, nel primo pomeriggio di ieri, ben presto sedati. Poi i migranti hanno trascorso il loro tempo a giocare a pallone e ascoltando la musica, in attesa dell'arrivo dei medici.
Erano passate da poco le 16 quando l'Unità speciale di continuità assistenziale (Usca) ha fatto la sua comparsa a Vicofaro. Il personale sanitario - con il compito in genere di assistere a domicilio i pazienti affetti da Covid-19 - ha disposto una seduta nel parcheggio antistante la chiesa di Vicofaro. E lì i medici hanno cominciato a visitare i migranti, uno dopo l'altro, alla ricerca di eventuali sintomi: tra i giovani visitati nella giornata di ieri, è stato riscontrato un solo caso sospetto che sarà sottoposto a tampone per accertare se si tratti di coronavirus oppure no.
Non tutti quanti gli ospiti, infatti, dovranno fare il test, ma soltanto quelli che manifestino una sintomatologia. E qualora risultassero positivi (come tra l'altro già avvenuto per i due casi accertati), i migranti saranno trasferiti negli alberghi sanitari, mentre gli altri dovranno rispettare il periodo di isolamento (della durata di 10 giorni) prima di poter essere redistribuiti nelle strutture della provincia messe a disposizione dalla Diocesi di Pistoia. «Sono in contatto con alcuni ragazzi della comunità: per un po' anch'io lavorerò in smart working», conclude don Biancalani.