Allarme dell'Ars: "Tracciare meglio i contatti dei casi positivi. Ricoveri triplicati"
Portare verso 20.000 unità il numero dei tamponi giornalieri effettuati in Toscana, a fronte dei oltre 10mila attualmente eseguiti, in modo da aumentare la capacità di tracciamento. È la raccomandazione contenuta in un report dell'Agenzia regionale di sanità (Ars) della Toscana secondo cui al momento nella regione il 'contact tracing' non sarebbe sufficiente a fronte di "un andamento esponenziale nella progressione dei casi". "Una buona misura per tenere sotto controllo la diffusione dell'epidemia - si spiega nel documento dell'Ars - il rapporto tra positività riscontrate e persone testate ogni giorno (esclusi cioé i tamponi di controllo per valutare le guarigioni). Questo rapporto può fornire un'indicazione su quanto sia ampia la popolazione controllata e quanto più grande possa essere il contagio reale rispetto a quello osservato". "Quando - precisa sempre Ars - si osserva una percentuale di positività tra il 5% e il 10% ipotizzabile che non si stia più riuscendo a tracciare in modo efficace i contatti dei casi positivi e ci si stia concentrando maggiormente su chi ha sintomi, senza raggiungere le persone asintomatiche, che potenzialmente possono alimentare il contagio. Questo rapporto è arrivato oramai oltre l'8% per la Toscana ed oltre il 10% per l'Italia ieri".
I numeri dei contagi
"L’andamento esponenziale nella progressione dei casi che avevamo iniziato ad osservare 15 giorni fa nella nostra regione si è confermato in tutta la sua forza in questo ultimo periodo", si legge nel rapporto a cura di Fabio Voller, Francesco Profili, Simone Bartolacci e Marco Santini. "I positivi sono quasi quintuplicati nel corso dell’ultimo mese: erano 833 quattro settimane fa, poi 839, 1.901 e 3.992 nell’ultima settimana. I tamponi analizzati ormai si sono stabilizzati mediamente oltre i 10.000 giornalieri, con un calo contenuto delle analisi fatte durante il fine settimana.L’Italia ha toccato ieri per la prima volta i 10.000 casi giornalieri, distribuiti piuttosto uniformemente tra le regioni, con Lombardia e Campania che evidenziano, per i numeri assoluti che le contraddistinguono, le situazioni di maggior criticità".
Positivi testati
"Una buona misura per tenere sotto controllo la diffusione dell’epidemia è il rapporto tra positività riscontrate e persone testate ogni giorno (esclusi cioè i tamponi di controllo per valutare le guarigioni). Questo rapporto può fornire un’indicazione su quanto sia ampia la popolazione controllata e quanto più grande possa essere il contagio reale rispetto a quello osservato. Quando si osserva una percentuale di positività tra il 5% e il 10% è ipotizzabile che non si stia più riuscendo a tracciare in modo efficace i contatti dei casi positivi e ci si stia concentrando maggiormente su chi ha sintomi, senza raggiungere le persone asintomatiche, che potenzialmente possono alimentare il contagio. Questo rapporto è arrivato oramai oltre l’8% per la Toscana ed oltre il 10% per l’Italia nella giornata di ieri".
Continua il report: "Alcune informazioni a disposizione sul nostro portale (www.ars.toscana.it/covid19) e nei nostri approfondimenti sono attualmente incomplete per l’enorme difficoltà che gli operatori (gli stessi che effettuano i tamponi) stanno avendo nell’inserimento dei dati: sono circa 2.500 i casi mancanti, rispetto a quelli comunicati alla Protezione Civile, nel database della piattaforma casi messa a disposizione dall’Istituto Superiore di Sanità ed alimentata quotidianamente dagli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione delle tre Asl toscane".
Diffusione geografica
"La diffusione geografica del contagio in Toscana - mette in evidenza il report dell'Ars - non è uniforme e l’attuale incremento dei casi si differenzia dalla prima ondata per intensità (la prima ondata non ha mai raggiunto gli attuali valori giornalieri) e per distribuzione geografica (nella prima ondata i contagi seguirono un gradiente di maggiore forza dalla zona Nord Ovest verso la Centro metropolitana e poi nella Sud est). La distribuzione geografica dei casi degli ultimi giorni sembra, infatti, essere meno sensibile alla densità demografica (maggiore presenza dei casi dove ci sono più abitanti). Se guardiamo ai casi degli ultimi 14 giorni le zone socio sanitarie maggiormente colpite sono quelle della Valle del Serchio (oltre 400 casi x100.000 abitanti), e, con oltre 200 casi x100.000, il Valdarno, l’Alta Val d’Elsa, la Val di Chiana Aretina, l’Alta Val di Cecina, l’Empolese Valdarno, la Pratese, l’Aretina (con aggiunta delle ex zone del Casentino e della Valtiberina)".
Età, genere e stato clinico
"L’età media dei casi si è spostata intorno ai 43 anni, con un bilanciamento tra i due generi, colpiti praticamente in egual misura dal contagio. La quota degli ultra 65 anni sta tornando a salire, e rappresenta quasi un quarto casistica dei contagiati attuali. Per quanto riguarda i casi in età scolare, nel periodo 15 settembre-15 ottobre sono stati 939, il 12% dei casi positivi emersi", continuano gli specialisti dell'Agenzia.
"Più interessante - entra nel dettaglio lo studio - è analizzare l’andamento dei tassi contagiosità confrontando l’andamento dei tassi d’incidenza giornalieri nella popolazione in età scolare (<20 anni) e sopra i 60 anni, quella che per tutto il primo periodo ha sostenuto il maggior carico dell’infezione in termini assoluti e di conseguenze sulla propria salute.
Nella popolazione over60, durante la prima quindicina di ottobre, si è tornati ad osservare tassi di incidenza medi giornalieri più alti, anche se ancora inferiori al picco di marzo, dopo che da maggio a settembre eravamo riusciti a mantenere questi valori vicini o pari a 0. Spicca poi l’impennata dei tassi di incidenza osservati tra gli under20, che lasciano ipotizzare un’enorme sottostima dei contagi in questa fascia d’età durante la prima ondata, probabilmente a causa della minor disponibilità di tamponi (destinati quindi principalmente ai casi sintomatici) e della maggior presenza di asintomatici o di casi sintomatici che si risolvevano clinicamente in pochi giorni tra i ragazzi".
Per quanto riguarda i luoghi di esposizione, l’ambito familiare e quello lavorativo tornano ad essere quelli maggiormente presenti, anche se, purtroppo, negli ultimi 10 giorni il virus si è riaffacciato all’interno di alcune Rsa, causando immediatamente forti conseguenze di salute per i loro ospiti.
Ricoveri
"Ma- si legge nell'analisi dell'Ars - veniamo ai dati più importanti, quelli di ricovero, che hanno maggior peso nel ri-orientare le azioni di contenimento che dovranno essere adottate in futuro. Ricordiamo che parliamo del saldo tra nuovi ricoveri e dimissioni, cioè dei posti letto occupati, e non delle nuove. Negli ultimi giorni stiamo assistendo, con circa 10 giorni di scostamento rispetto all’emersione dei casi, ad un incremento quasi esponenziale anche dei ricoverati. Nelle ultime 4 settimane i ricoveri Covid si sono triplicati: sono 359 le persone attualmente ricoverate nei reparti Covid, erano 170 una settimana fa e 111 quattro settimane fa.
Nello stesso periodo le terapie intensive sono passate da 24 ricoverati a 30, fino ai 51 attuali, l’incremento in questo caso è meno repentino".