Quasi tutta la Slovenia diventa zona rossa
LUBIANA Nuovo record di contagi in Slovenia, dove nelle 24 ore i nuovi casi di Covid-19 sono stati 834, con 4 morti. Nel Paese il dato statistico è di 257 casi su 100 mila abitanti. Cresce la pressione sulle strutture sanitarie, con 242 pazienti in ospedale dei quali 45 in terapia intensiva. Il bilancio della Slovenia da inizio epidemia è finora di 11.517 contagi e 180 morti. Giovedì le autorità di Lubiana aveva annunciato nuove misure di contenimento dell'epidemia con la divisione del Paese in zone rosse e arancioni, e restrizioni sugli spostamenti e sugli assembramenti in pubblico. Ieri su 12 regioni solamente 3 sono rimaste “arancioni”, quelle ai confini occidentali. Tutta la Slovenia potrebbe a breve diventare zona rossa.
Intanto il premier Janez Janša va all’attacco, ma dei media ovviamente. Arrivando a Bruxelles per il Consiglio europeo egli ha sottolineato che nel primo giorno dell'incontro dei leader dell'Ue si è parlato molto della lotta alle false notizie, che «in termini di negazione del pericolo e di negazione del virus si stanno diffondendo sui social, ma - ha precisato il premier - in Slovenia purtroppo spesso anche attraverso i media nazionali». «Questo sta danneggiando gravemente la lotta congiunta contro la diffusione del coronavirus nel contesto europeo e nazionale, e costringe l'Europa e i singoli Paesi a prendere decisioni più drastiche», ha concluso Janša. E tutto questo dopo il pesante attacco ai giornalisti dell’agenzia Sta che è stata da lui definita «una vergogna nazionale, un palese abuso del nome che porta». Un ulteriore attacco alla libertà di stampa ultimo vero ostacolo alla sua volontà di “orbanizzazione” della Slovenia dove, per sua sfortuna, oltre alC ovid-19 girano ulteriori pericolosi virus.
Tornando sul campo va detto che la situazione sanitaria nel Paese è al limite del collasso. La conferma giunge dalle parole del dottor Tomaž Vovko, infettivologo al Centro clinico universitario della capitale. «La situazione è terribile - spiega a Rtv Slovenija - sono qui dopo il servizio di guardia, in linea di principio lo standard è quello di un medico pero 1,7 pazienti. Attualmente abbiamo quattro medici per 20 pazienti. Questi numeri significano che lavoriamo molto più di quanto facessimo in qualsiasi momento finora. Anche gli infermieri dicono di non aver mai avuto un carico di lavoro così pesante». «Oggi, con sforzi e sacrifici - ha concluso il medico - è ancora possibile curare queste persone, ma tra tre settimane, con l'odierno aumento delle infezioni, non ce la faremo più». E i primi scricchiolii giungono da Celje. Qui l’ospedale, inizierà da lunedì a ridurre il programma dei servizi sanitari non essenziali. Ciò avverrà gradualmente e in modo selettivo.
I pazienti che hanno appuntamenti in ospedale nei prossimi giorni saranno curati solo se invitati personalmente. E in Slovenia anche la Chiesa si adegua alla pesante offensiva del virus. L'arcivescovo di Lubiana, il metropolita Stanislav Zore, ha annunciato che non ci saranno preghiere e benedizioni pubbliche nei cimiteri il prossimo 1° novembre. Ha chiesto rispetto per le misure adottate per frenare la diffusione del coronavirus, nonché rispetto reciproco, gentilezza e assistenza a chi ne ha bisogno. Ricordiamo che le messe con i fedeli sono temporaneamente cancellate nelle parrocchie delle regioni proclamate zone rosse, mentre in quelle arancioni, ossia nel resto del Paese la funzione potrà ospitare in chiesa solamente 10 fedeli. —
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