Deve restituire gli 82mila euro presi dallo Stato per aprire un forno, imprenditrice condannata
CARRARA. Aveva preso dei finanziamenti di Invitalia per aprire un forno in via Piombara ad Avenza, ma poi l’attività era stata chiusa dopo poco più di due anni anziché gli almeno cinque previsti. Per questo la Corte dei Conti ha condannato la titolare al pagamento di 82mila euro.
La sentenza è stata emessa dalla sezione giurisdizione della Toscana, presidente Antonio Galeota; Angelo Bax Consigliere relatore; Maria Rita Micci Consigliere. L’atto di citazione, si spiega, risale al giugno 2019, ed era nei confronti di Ana Maria Cheta, 41 anni, non costituita in giudizio. Nell’udienza, la pubblica accusa era rappresentata dal Vice Procuratore Generale Saverio Galasso.
La signora Ana Maria Cheta è stata citata in giudizio quale rappresentante legale e socia accomandataria della società “Forno D’ Alessandro di Cheta Ana Maria s.a.s.”, con oggetto la produzione e commercio di pane, alimentari, pasticceria e dolciumi, in via Piombara e beneficiaria di incentivi ai sensi del D.lgs. n. 185/2000 da parte dell’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa - Invitalia s.p.a., società pubblica incaricata di agevolare l’autoimpiego in forma di lavoro autonomo.
Al riguardo tra Invitalia e la signora Cheta – si ricorda - era stato stipulato un contratto per la concessione delle agevolazioni previste dal citato decreto, contratto che prevedeva, per l’apertura dell’attività commerciale dei prodotti alimentari, un contributo a fondo perduto pari ad € 33.693,50, un finanziamento a tasso agevolato pari ad € 45.693,50 ed un contributo in conto gestione (a fondo perduto) pari a € 3.600 per un importo complessivo di € 82.897.
La Compagnia della Guardia di Finanza di Massa-Carrara in data 13 giugno 2016 aveva accertato una serie di violazione degli impegni contrattuali, in particolare il mancato espletamento dell’attività lavorativa per almeno cinque anni, con decorrenza dalla data della deliberazione di concessione delle agevolazioni ovvero dal 30 luglio 2010: l’attività risulta cessata il 6 dicembre 2012, ed inoltre mancava la documentazione comprovante la destinazione dei fondi erogati in conto investimenti. Di conseguenza, con nota del 20 febbraio 2013 l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo d’impresa (Invitalia) aveva comunicato di aver disposto la revoca delle agevolazioni per cui era stata disposta la restituzione delle somme percepite. Raggiunta da invito a dedurre, l’interessata non ha depositato deduzioni ed eventuali documenti né ha chiesto di essere udita personalmente.
Nel dispositivo della sentenza, dopo aver dichiaro la contumacia della signora Cheta, si afferma che la richiesta è fondata nel merito con tutte le conseguenze di legge. Gli accertamenti della Guardia di Finanza, si ribadisce, hanno inequivocabilmente rilevato che la signora Cheta ha espressamente violato il divieto di procedere alla cessazione dell’attività prima del compimento del termine di cinque anni dall’emissione del decreto di ammissione alle agevolazioni, previsto dalla normativa di specie ed espressamente richiamato nel contratto sottoscritto dalle parti.
E’ emerso, infatti, che la società “Forno D’ Alessandro di Cheta Ana Maria s.a.s.”, beneficiaria dell’agevolazione finanziaria, e pattuita con il contratto di finanziamento, ha cessato la propria attività il 6 dicembre 2012, ovvero prima dei cinque anni dalla data di delibera di ammissione alle agevolazioni (data del 30 luglio 2010).
Gli accertamenti hanno consentito di accertare anche la violazione dell’obbligo di presentare la documentazione comprovante la destinazione dei fondi erogati in conto investimenti.
Si realizzano, pertanto, i presupposti per la revoca dell’agevolazione.
Secondo i giudici, la signora Cheta si è comportata «come se la concessione del finanziamento pubblico fosse incondizionata e svincolata dal perseguimento di interessi pubblici». In ordine alla quantificazione il danno erariale è costituito dall’intero importo delle agevolazioni percepite, come accertate dalla Guardia di Finanza, e quantificate dalla Procura Regionale nella misura pari ad € 82.897 e pari al contributo pubblico erogato aumentato degli interessi di mora. Perciò la signora
Ana Maria Cheta dovrà restituire a Invitalia tutti i soldi ricevuti.