La nutrizione al tempo di Covid-19: frutta, verdura e tempo
«In lockdown ci siamo comportati molto bene: dover stare a casa obbligatoriamente ci ha fatto cucinare e mangiare con criterio, ci ha fatto fare spese mirate e programmate. È come se avessimo fatto un corso accelerato di economia domestica: la lettura delle etichette, l’uso del frigorifero, la lista della spesa». Andrea Segrè, professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e fondatore di Last Minute Market, promuove gli italiani e la loro alimentazione nel periodo della quarantena per il Covid.
«La vera sfida», aggiunge parlando al Festival della Scienza Medica di Bologna, «è come mantenere quanto abbiamo imparato». Il fattore chiave è stato il tempo: il tempo di cucinare, il tempo di gestire dispensa e cucina e il tempo di finire gli avanzi. Imparare a usarlo al meglio è il compito che ci viene dai mesi del lockdown in cui è mancata però la vera base dello stile di vita mediterraneo: la convivialità, la prossimità e il movimento. Unito alla dieta che è parte di questo stile di vita è il segreto per un’esistenza lunga e in salute.
È però un segreto che più di un terzo degli italiani non sembra conoscere. 4 su 10, il 38%, non praticano la dieta mediterranea, da 10 anni patrimonio immateriale dell’Unesco, perché dichiarano di non conoscerla, o di non avere tempo e modo di praticarla regolarmente. Il restante 62% la considera un regime alimentare salutare e dichiara di averla introdotta nel proprio stile di vita pressoché regolarmente soprattutto aumentando frutta e verdura, una richiesta che è diventata maggiore dopo il Covid per aumentare le difese immunitarie.
È cresciuta l’attenzione negli ultimi mesi allo spreco alimentare da evitare in particolare proprio per frutta e verdura. Per i due terzi degli intervistati sarebbe utile suddividere la frutta e la verdura in diverse categorie di qualità per far scegliere la tipologia di prodotto adeguata.
Andrea Ghiselli, nutrizionista e dirigente di ricerca del CREA Alimenti e Nutrizione ha analizzato l’origine di questo spreco. «Sprechiamo frutta e verdura perché, avendo capito che fa bene alla salute, la compriamo però non ci piace e resta in frigorifero finché è da buttare. Consideriamo la verdura un contorno che potrebbe non esserci e la frutta un fine pasto che non ci sta più dopo aver mangiato».
Attenzione anche a quello che indichiamo come spreco. «È quanto buttiamo perché compriamo in eccesso, ma anche quello che spendiamo per la salute. La cattiva alimentazione costa dal punto di vista sanitario» spiega Segré che indica la via maestra per non cadere in questi errori: «inserire davvero nelle scuole l’educazione alimentare nelle scuole a partire dalla primaria raccontando i mestieri e la filiera».