Pietro Castellitto: «Quella pasta e fagioli con Totti»
Pietro Castellitto, figlio della coppia più famosa e solida del cinema italiano (Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini) non poteva immaginare che in un batter d’occhio si sarebbe trovato in vetta alla lista dei giovani registi più apprezzati degli ultimi anni (insieme ai fratelli D’Innocenzo e Gabriele Mainetti) e nei panni di un mito del calcio mondiale come Francesco Totti (nella serie Sky che vedremo nel 2021).
E pensare che è stato proprio lo scarso successo d’attore a spronarlo a scrivere storie: «Tra i 23 e i 28 anni ho scritto tre sceneggiature», racconta. Tra queste c’era anche I predatori, la sua opera prima, premiata alla Mostra di Venezia per la miglior sceneggiatura nella sezione Orizzonti. Un exploit inatteso, ma meritato. Lo aveva annunciato anche Alberto Barbera che Castellitto avrebbe sorpreso. E così è stato.
Il suo film, che sarà anche presentato alla Festa del Cinema di Roma (il 18 ottobre) e arriverà nelle sale il 22, ha convinto i più. Quelle due famiglie messe a confronto, una borghese e l’altra proletaria e fascista che traffica armi, protagoniste del film, non sono poi così diverse: sono entrambe prede e predatrici. C’è poi un personaggio che spicca su tutti, il detonatore della storia, Federico (interpretato dallo stesso Castellitto), membro della famiglia borghese, un po’ strampalato e controcorrente, per cui si fa il tifo (insieme al piccolo Cesare, dell’altro nucleo famigliare) perché è l’unico che forse potrebbe rompere gli schemi sociali da troppo tempo ingrippati su sé stessi. Un personaggio a tratti morettiano.
E come Federico anche Pietro cerca di rompere i cardini di un cinema italiano spesso fossilizzato su certi codici. I predatori infatti si discosta dai “classici” prodotti made in Italy: «Incrocia il cinema danese e i film di Steven Spielberg che vedevo da piccolo», ci confessa il neo regista. «Anche i miei genitori quando hanno visto il film sono rimasti stupiti ed erano contenti del risultato. Mi hanno dato dei consigli per il montaggio, alcuni li ho seguiti altri no», dice accennando un sorriso.
La famiglia è stata determinante per la formazione del suo carattere, è convinto Pietro. «Il talento è meno importante del carattere: la personalità ti aiuta a raggiungere le vere conquiste; il talento rischia di disperdersi e di essere uno strumento in mano agli altri se non riesci a domarlo. La mia famiglia in questo senso è stata fondamentale. Nella mia famiglia però o muori o ne esci più forte».
Paradossalmente la scrittura ha portato il giovane Castellitto sulla cresta dell’onda anche come interprete: «Ho imparato moltissimo come attore scrivendo storie, perché dovevo immedesimarmi nelle parti di tutti i personaggi», spiega. Presto lo vedremo tra i protagonisti di Freaks Out, l’attesissimo film dell’amico Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e soprattutto nei panni di Totti, nella serie Speravo de morì prima.
«Quando mi hanno proposto il ruolo di Francesco ho pensato al desiderio di renderlo felice, più che sentire il peso della responsabilità. Sono cresciuto con il suo poster in camera e andavo allo stadio a vedere la Roma: l’idea di interpretarlo mi ha disorientato, mi ha fatto capire che ero cresciuto».
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Francesco Totti protagonista della nuova cover di Vanity FairTotti ti ha dato dei consigli? gli chiediamo. «No!», risponde l’attore-regista, «ci siamo visti poche volte e abbiamo parlato d’altro: una volta a pranzo, ricordo che ha ordinato una pasta e fagioli, e poi ci siamo incontrati sul set. A tavola parlava di tutto, ha una visione ampia del mondo, non me lo aspettavo. Mi ha stupito ancora. Certo, per fare quelle cose in campo devi avere un intelletto sviluppato, ma non credevo fosse così consapevole».