Ciclone Arbore in tv «Dopo il virus rilancio il varietà: jazz e comici per tornare a ridere»
l’intervista
lara loreti
Musica, risate, intrattenimento. Renzo Arbore intercetta la voglia di leggerezza degli italiani e ricomincia dal varietà. «Quel genere che noi italiani abbiamo inventato e che oggi stenta a trovare un interprete televisivo all’altezza dei grandi personaggi alla Pippo Baudo, Fiorello escluso…», dice la star. Ed ecco allora tornare alla ribalta l’intramontabile Renzo Arbore, con la sua simpatia, la versatilità, il carisma. Da domani, tra amarcord e nuovi talenti, sarà protagonista su Rai 2 di Striminzitic show, spettacolo 21 puntate col musicista Gegè Telesforo a fare da cerimoniere, in cui rivivere e scoprire artisti, concerti, spezzoni inediti di filmati realizzati dallo stesso Arbore in giro per il mondo. Raggiunto al telefono nella sua casa romana dove ha trascorso il lockdown, il mattatore di Quelli della Notte e Indietro Tutta! scherza e canticchia motivi gospel – sua grande passione – mentre ci racconta la nuova sfida.
Come è andato l’isolamento legato al coronavirus?
«L’ho vissuto con molto scrupolo, ma non è andato male. Per la prima volta ho messo in ordine le mie collezioni di dischi, dalla classica al jazz, ma anche registrazioni tv fatte durante le mie tournée: con l’Orchestra italiana ho fatto 1500 concerti dalla Russia all’Australia, dagli Usa al Sud America. E con tutto quel materiale ci siamo inventati un programma, Striminzitic show: si vedranno immagini inedite, spezzoni di programmi, cose divertenti. Nella mia carriera ho creato 18 format, penso al primo talk show Speciale per voi, a L’altra domenica e così via. Tutti programmi pieni di occasioni per artisti come Vasco Rossi, De Andrè, Battisti, Equipe 84, il mondo beat, tutti miei figliocci. Striminzitic show nasce oggi per far sorridere gli italiani, dopo tanta mestizia legata al virus. E racconteremo anche alcuni grandi personaggi come Nino Frassica, Roberto Benigni, Simona Marchini, Roberto D’Agostino e tanti altri».
Ha scoperto nuovi talenti?
«Sì, ci sono giovani che debuttano, ma niente a che vedere con un talent show, c’è già X Factor, cerco solo di strappare sorrisi alla gente, che oggi è la cosa più difficile».
Perché secondo lei?
«Si sorride poco un po’ per la pandemia, un po’ perché in pochi si preoccupano di far ridere. Potrei citare Checco Zalone, Andrea Pucci a Milano e qualche altro talento, ma in tv non si riesce a trovare un nuovo comico, solo stand up. Perché? Mah, sono stagioni dello spettacolo: c’è stato un tempo in cui sembrava che in Italia non esistesse il jazz, oggi siamo i secondi migliori al mondo. E poi va detto che molti programmi sono confezionati per fare ascolti, scalpore e uscire sui media. Il varietà... be’ continuo a farlo io (Ride, ndr) ».
Un suo erede?
«Fiorello è l’unico brillante. Viene dalla musica come me e si diverte. Ci sono poi anche bravi imitatori come Crozza e Max Tortora, però sono rari».
Lei è noto per il fiuto nello scovare talenti, due su tutti: Benigni e Frassica.
«Benigni lo vidi quasi 50 anni fa, era giovanissimo. Durante una premiazione a Fiuggi, presentava Corrado, mi accorgo di questo tipo buffo e gli chiedo se vuole fare con me L’altra domenica. Aggiudicato. Ha partecipato a 35 puntate nei panni di un critico cinematografico esilarante. Frassica invece mi ha lasciato un messaggio in segreteria telefonica, l’ho richiamato, poi lui è venuto a Roma ha collaborato a Quelli della notte e Indietro tutta! È il più grande improvvisatore che conosca».
C’è oggi una ricetta televisiva per far ripartire l’Italia?
«No, perché tutti si stanno dedicando a fare grandi numeri per battere la concorrenza. Oggi si punta su piattaforme come Netflix, Sky, e su fiction e appuntamenti seriali, per questo l’intrattenimento soffre. Ma il varietà l’abbiamo inventato noi con star come Raffaella, Mina, Baudo. Negli Usa ci sono i talk show alla David Letterman, ma il varietà è nostro e può rinascere. La mia quarantena è servita anche a questo».
C’è chi ha paragonato il lockdown alla Seconda guerra mondiale, lei che l’ha vissuta che cosa ne pensa?
«No, non è comparabile. Noi bimbi pativamo la fame, il buio perché non c’era elettricità, e il freddo per assenza di riscaldamento. Non avevamo mezzi di comunicazione, la radio si sentiva malissimo, dava scariche terribili. Non avevamo giocattoli e convivevamo col terrore dei bombardamenti. Ma nel dopo guerra c’è stata vera concordia, gli italiani si sono voluti bene: non esistevano più Nord/Sud, ricchi/poveri o conflitti del genere».
Col virus sono riemersi degli screzi fra Nord e Sud?
«Non c’è stata conflittualità, è la politica che ha attizzato i fuochi. Noi abbiamo pianto davanti alle bare di Bergamo e Napoli è amata ovunque. Il lato positivo di questa pandemia è che ci ha fatto scoprire che viviamo nel Paese più bello del mondo e ci ha riavvicinato all’educazione civica. Spero che continui così e che su quest’onda si rinnovi anche la tv». —