Incidente in A1, il padre arrestato: "Non riuscivo a tenere gli occhi aperti"
AREZZO. «Non riuscivo a tenere gli occhi aperti» ed «ero molto stanco»: lo avrebbe dichiarato alla Polstrada di Arezzo Emil Ciurar, il trentenne romeno che guidava il minivan andato a schiantarsi sull'A1 contro un camion, causando la morte di due sue figlie e dei propri genitori, oltre al ferimento di sette persone tra cui la moglie.
L'uomo, in arresto per pericolo di fuga e accusato di omicidio stradale, avrebbe spiegato alla polizia che era al volante da molte ore. Alla Polstrada avrebbe anche detto che dalla Romania in Italia avrebbe fatto sosta solo all'area di servizio Chianti per un caffè perché non riusciva ad essere vigile.
Le dichiarazioni del trentenne sosterrebbero l'ipotesi che già si è fatto il pm Roberto Rossi ovvero che a provocare l'impatto con il camion sarebbe stata proprio la stanchezza. «È un uomo disperato - racconta il suo legale, l'avvocato Giuseppe Martina - e chiede di continuo quali siano le condizioni della moglie e della bimba e di poter uscire per andare ai funerali».
Emil Ciurar e la sua famiglia erano diretti a Napoli, dove uno zio e due cugini stavano aspettando il loro arrivo. Lì avrebbero lavorato come operai stagionali. Ora, in carcere ad Arezzo, l'uomo aspetta l'udienza di convalida in programma nella mattinata di domani, lunedì 8 giugno, con modalità ancora da definire, davanti al gip Giulia Soldini.
Oggi la moglie ha ripreso in braccio la figlioletta di otto mesi, unica sopravvissuta dei suoi tre figli, gemella della sorellina morta nell'incidente. La donna, ricoverata in un primo momento alle Scotte di Siena, è stata dimessa ed ha voluto subito raggiungere il Meyer di Firenze per riabbracciare la bambina che sta abbastanza bene e potrebbe essere dimessa presto. «L'intenzione - spiega l'avvocato della famiglia Giuseppe Martina - è quella di tornare al più presto in patria. Le salme saranno riportate in Romania non appena ci sarà il nulla osta della procura per i funerali».