Coronavirus: scommessa persa, sale da gioco chiuse
IVREA. La scommessa, per ora, è stata persa. Le sale da gioco, quelle legali, naturalmente, tutte chiuse all’inizio della pandemia da Coronavirus, resteranno sigillate.
«Un’ingiustizia» tuonano i gestori di un’azienda che fattura in Italia 106, 8 miliardi di euro all’anno dando lavoro a circa 112mila persone nel Belpaese. No. Non è un refuso tipografico. Il 1 6 marzo 2019 il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Benedetto Mineo, sentito in audizione dalla Commissione Finanze della Camera, aveva fornito i primi dati – non consolidati – relativi al gioco d’azzardo legale in Italia nel 2018. Stando a questi dati la raccolta dei giochi pubblici – ovvero il numero delle puntate registrate in Italia nell’arco dell’intero anno – sarebbe stata pari a 106,8 miliardi di euro. Quasi sette quelli dalla Regione Piemonte, un miliardo nella sola Torino, 950mila in Canavese (Chivassese incluso dove si è registrato l’incremento più vistoso tra chi sfida la fortuna ai danni del proprio conto corrente + 33%)
Tra titolari e dipendenti, sono un centinaio le persone che vi lavorano tenendo conto che il numero va quintuplicato se si considerano le attività che impiegano a tempo pieno un dipendente per gestire il tradizionale Lotto, Superenalotto, Lotto istantaneo e via discorrendo.
Infatti molti ironizzano sul fatto che l’Italia è una Repubblica fondata sul gioco, visti gli spaventosi incassi dello Stato che gode e lucra sul settore oltre a accumulare denari anche su alcolici e tabacchi. nonostante ne sconsigli vivamente l’uso.
«Molti dei cento dipendenti canavesani prenderanno parte alla a più grande manifestazione di protesta del settore del gioco - hanno scritto i titolari di varie attività da Ivrea a Chivasso, girando la comunicazione alle testate giornalistiche nazionali e locali - Questo è l’obiettivo delle più importanti associazioni di esercenti del gioco legale e dei maggiori gruppi facebook del lavoratori del comparto, che scenderanno in piazza del Popolo a Roma il 9 giugno dalle ore 14:30 alle 18. La manifestazione, che vedrà la partecipazione anche di politici vicino al settore, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica sulla gravissima situazione che stanno vivendo lavoratori e famiglie lasciati allo sbando, senza nessuna certezza per il futuro. Molte le sigle che hanno finora aderito alla manifestazione che dovrebbe portare in piazza migliaia di lavoratori».
«Siamo chiusi in tutta Italia e senza motivo apparente - dicono i titolari delle agenzie canavesane in un documento sottoscritto da oltre 50 di loro - Forse non ci reputano in grado di rispettare e far rispettare le norme di sicurezza prevista? Rispetto ai negozi di abbigliamento la nostra merce non viene toccata in continuazione; rispetto ai parrucchieri, barbieri ed estetiste, noi non tocchiamo con le nostre mani i clienti né usiamo strumenti su di essi che necessitano di sterilizzazione ad ogni utilizzo; rispetto alle palestre, noi non facciamo usare le nostre attrezzature a tutti Siamo lì, dietro un bancone, il più delle volte dotato di vetro infrangibile antiproiettile, a debita distanza dal cliente. Eppure i contributi ogni 16 del mese sono stati pagati regolarmente, così come i fitti, i mutui, le imposte e gli altri oneri previsti. Quindi perché riaprire tutto significa restare ancora chiusi per noi?». —