Quando il mitico Maciste venne a Mantova
MANTOVA. Maciste venne a Mantova? Lo chiediamo al sociologo del cinema Salvatore Gelsi che sta mettendo mano a “Mantova al cinematografo”, pubblicato nel 1995, per una nuova edizione intitolata “Lo spettatore mantovano. La vita quotidiana e lo schermo”. La risposta è netta: «Che Bartolomeo Pagano sia venuto è testimoniato dal ricordo di più generazioni di spettatori e riscontrato da me nel 1994 in un’intervista a Alcide Lusvardi, distributore di pellicole a Mantova e provincia nel 1935 e dagli anni ‘40 ai ‘60 gestore del cinema Italia».
Pagano, famosissimo 100 anni fa, è stato l’attore che dal 1914 al 1926 ha interpretato Maciste. Si tratta di superbo esemplare maschio di homo sapiens. Tuttavia Maciste (uno dei soprannomi di Ercole) non deriva dallo spagnolo macho. Proviene da makistos: per i colti è la forma dorica di mekistos, superlativo di makros. Tutti capiamo che makros significa grande e Bartolomeo Pagano era enorme, una massa impressionante di muscoli sparsi come Dio comanda per un corpo esagerato, 1 metro e 90 di altezza per 120 chili senza grassi superflui. Scaricatore nel porto di Genova, dal carattere mite, era nato nel 1878 e quando passava nei carruggi non c’era spazio per altre persone. Se qualcuno transitava veniva spiaccicato contro il muro.
Per dire scusa non è colpa mia Bartolomeo sfoderava un sorriso gentile, macistico. Venne scelto dal regista Giovanni Pastrone per la parte del gigante buono nell’epoca del cinema muto e interpretò Maciste in 18 film, la prima volta nel 1914 in “Cabiria”, le ultime nel 1926 con ben quattro pellicole nelle quali lottava contro uno sceicco, entrava nella gabbia dei leoni, scendeva all’inferno e saliva sulle Dolomiti. Tra il 1914 e il 1926, diretto da Pastrone e da altri registi, Maciste divenne alpino (mentre l’Italia era in guerra), atleta, poliziotto, innamorato, imperatore e nel 1921 andò pure in ferie nel film “Maciste va in vacanza”.
Chi inventò il nome Maciste? Nientemeno che Gabriele d’Annunzio, sceneggiatore di “Cabiria” (forse scrisse solo le didascalie, oltre a inventare anche il titolo). Il filmissimo - durava 3 ore e un quarto - arrivò a Mantova nel 1914 durante la campagna per le elezioni amministrative. Il 29 maggio la Gazzetta annunciava l’arrivo del kolossal al Sociale «dopo i trionfali successi di Milano Torino Roma e Napoli». La prima proiezione della «Tragedia D’Annunziana» con «60 professori d’orchestra» per la colonna sonora dal vivo, fu la sera del 5 giugno. La Gazzetta del giorno dopo parlava di «magnifico pubblico», di «meravigliosa concezione dannunziana», di “Cabiria” come «l’ultimo passo ad ora fatto dell’arte cinematografica», del «senso dello sbalorditivo» suscitato. E ancora: «Alcuni quadri strappano al pubblico degli accenni di stupore e di meraviglia e lo spettacolo che dura dalle 21 alle 24,15 lascia in tutti una profonda impressione».
Quando si parla di Maciste, la realtà sconfina nel mito. Girato negli stabilimenti di Torino, in Tunisia, in Sicilia e sulle Alpi, “Cabiria” era ambientato ai tempi di Annibale e Scipione l’Africano, seconda guerra punica, Roma contro Cartagine. A Mantova invece - alle urne l’11 giugno 1914 - lo scontro era tra l’alleanza radico-socialista e il blocco liberal-cattolico. Vinse la prima. Poi, sul quotidiano La Provincia di Mantova del 13 giugno, l’attesa notizia: «Domani sera Maciste autentico, in carne e ossa si presenterà al pubblico che ha, diciamo pure, una voglia pazza di vederlo». Nei giorni seguenti la presenza di Pagano a Mantova non ha riscontri sui quotidiani mantovani, tutti concentrati sui risultati delle elezioni. Ma vale la testimonianza di Lusvardi raccolta da Gelsi.
Nel 1915 l’Italia entrava in guerra. Dal 9 al 12 maggio 1916 al cinema Apollo veniva proiettato “Maciste”, con l’ex scaricatore di porto diretto da Luigi Romano Borgnetto e Vincenzo Denizot. Il 24 febbraio 1917 e giorni successivi all’Apollo c’era in cartellone “Maciste alpino”, regia di Pastrone, sempre con Pagano. Nell’annuncio sulla Gazzetta si legge così: «Accorrete dunque anche voi a dare il vostro applauso entusiastico al forte Alpino che castiga la tracotanza e la barbarie tedesca!».