Ammortizzatori sociali insufficienti, "tanti lavoratori non hanno ricevuto nulla"
EMPOLI. Interi settori produttivi bloccati, lavoratori che in alcuni casi attendono ancora la cassa integrazione di marzo e una ripresa che per tutti si annuncia più lenta del previsto. «In queste condizioni si rischia di finire gli ammortizzatori sociali entro la fine del mese. Senza un rifinanziamento il sistema non reggerà». Il barometro sindacale anche nell'Empolese Valdelsa segna tempesta.
A rendere tutto più complicato le procedure per ottenere l'anticipo della cassa integrazione da parte delle banche, che in molti casi rendono impossibile l'accesso alla liquidità. La fase 3 si annuncia difficile, oltre ogni aspettativa. Turismo, ristorazione, pubblici esercizi e commercio al dettaglio stanno scontando le difficoltà maggiori. «Si tratta di settori in grave crisi – analizza Donatella Galgani della Filcams Cgil di zona – e questo vale in prima battuta per i piccoli, ma anche per le realtà più grandi. Ad esempio, nel settore della ricezione grandi multinazionali come Tui sono in crisi di liquidità. Mentre nella ristorazione collettiva abbiamo quasi duecento lavoratori delle mense scolastiche che non hanno ricevuto la cassa di aprile e maggio e che da luglio vedranno sospendere i propri contratti. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dalle lavoratrici delle pulizie, che finora hanno operato nei reparti Covid di Empoli e Fucecchio per poco più di sette euro lordi l'ora e per le quali non riusciamo a rinnovare il contratto nazionale del multiservizi».
Ma le cose non vanno bene nemmeno per settori trainanti per il territorio come il tessile e la pelle.
«Purtroppo la ripresa è davvero lenta – spiega Paolo Aglietti, segretario generale Cgil Empolese Valdelsa – stiamo ricevendo tante domande di proroga degli ammortizzatori, anche da parte di chi è tornato a produrre. Se si esclude una parte dell'agroalimentare e il farmaceutico, che non si sono mai fermati, il resto dei comparti è in sofferenza e i segnali non sono positivi per i mesi a venire. Per questo le cinque settimane aggiuntive di cassa, previste dal “decreto Rilancio” da maggio ad agosto, non saranno sufficienti: senza una proroga del fondo di integrazione salariale e del blocco dei licenziamenti fino ad ottobre sarà dura uscirne. Siamo di fronte ad una crisi inedita, sia di domanda che di offerta: da una parte ci sono i magazzini pieni, dall'altra negozi, bar e ristoranti sono vuoti o quasi». «In pochi casi siamo riusciti a firmare accordi con le aziende per l'anticipo degli ammortizzatori – continua Aglietti – nella maggior parte dei casi i lavoratori sono ancora indietro di due mesi, seppure spesso la cassa non sia a zero ore. E l'erogazione anticipata da parte delle banche non è agevole, dal momento che ci sono tempi tecnici che con un afflusso così massiccio di richieste si dilatano. Nel caso in cui l'erogazione venga autorizzata, e ciò non è così semplice, spesso si arriva a situazioni nelle quali i lavoratori alla fine devono restituire parte di quanto hanno ricevuto agli istituti di credito perché ancora non sanno a quanto ammonta la quota di integrazione salariale».