Covid a Modena Sono saltati tre matrimoni su quattro Si aspetta settembre. E metà rinvia al 2021
MODENA Poche pubblicazioni, poche prenotazioni, scarsi contatti coi fornitori: fotografi, fiorai, dj, ristoratori. La celebrazione del matrimonio sta vivendo un momento più che difficile: il trend di nozze fissate era già in forte calo rispetto agli ultimi anni; il coronavirus ha fatto il resto. Le forti restrizioni degli ultimi mesi, anche se ora sono state allentate, ha spinto la maggior parte delle coppie a rinunciare. Non ora, insomma, ma quando sarà possibile. I più ottimisti guardano al periodo di fine estate, dalla fine di agosto a ottobre. Gli altri puntano direttamente il dito sul calendario 2021, sperando che il virus sia ormai un lontano ricordo.
L’intralcio dovuto ai gravi motivi igienici ha colpito soprattutto l’intero settore di fornitori di servizi nuziali, che da questo evento come dalle feste aziendali di stagione (che pure sono tantissime anche se meno visibili) trae gran parte del fatturato se non di questi mesi anche di tutto l’anno.
Anche i sacerdoti, per quanto riguarda i matrimoni religiosi, perdono una consistente fetta di entrate che serve alla manutenzione delle chiese parrocchiali e degli edifici annessi.
Insomma, non c’è solo un danno affettivo per i futuri sposi ma anche un danno economico ingente.
Che la situazione sia drammatica, lo indicano i primi dati del Comune di Modena, forniti dal Servizio Anagrafe e Stato Civile che contiene anche l’ufficio dedicato alle pubblicazioni di matrimonio e che registra le variazioni di stato civile.
Il primo dato che balza agli occhi (ed è anche il più vistoso) riguarda proprio le nozze “saltate”. Sono 60 sulle 87 complessive segnate al registro. Tre su quattro. Si parla del periodo da marzo a maggio compresi. Tre mesi tipici per scegliere una data di nozze. E anche i tre mesi più drammatici nella lotta al coronavirus.
In tutto a Modena sono stati celebrati 27 matrimoni. Di questi 23 con rito civile e solo 4 con rito religioso. Il motivo è che per gran parte dei tre mesi in esame era in vigore il divieto di restare in chiesa; per la prima parte del periodo, non ci si poteva sposare neppure in Comune. La disposizione comunale per sposarsi civilmente è infatti arrivata a fine aprile, mentre le chiese dovevano ancora restare chiuse. Erano e sono ugualmente previste misure igieniche severe. Non si possono tenere celebrazioni fastose e con invitati. Come chiariscono i servizi demografici del Comune, la celebrazione delle nozze può avvenire alla sola presenza dei due sposi, dei due testimoni e del celebrante più un operatore a supporto di quest’ultimo. I pochi partecipanti dovranno però indossare mascherine e guanti e rispettare le distanze di sicurezza previste dai decreti. Eccezionalmente sarà ammesso alle cerimonie anche un fotografo ma sempre nel rispetto delle stesse condizioni.
A metà maggio, nella Fase 2, hanno riaperto le chiese non solo per la messa ma anche per gli altri riti. Adesso la celebrazione con rito religioso può svolgersi solo con un numero limitato di partecipanti distanziati tra i banchi, correlato alla capienza della chiesa. Vietati gli assembramenti davanti all’ingresso e sui sagrati quando escono gli sposi: niente riso, saluti e auguri.
Anche i banchetti di nozze si devono svolgere secondo modalità di distanziamento (esclusi i familiari stretti). Infine sono vietati i buffet, disposizione che colpisce soprattutto le agenzie di catering.
Come spiega nell’intervista Vinicio Sighinolfi, ristoratore esperto in banchetti di nozze, resta quindi l’alternativa tra un matrimonio sobrio con pranzo senza musica e balli oppure un rinvio al prossimo anno. E tanti, forse la metà dei promessi sposi, ha già scelto in rinvio.
A questa situazione di estrema difficoltà si aggiunge poi una tendenza storica che vede la celebrazione del matrimonio in forte calo numerico.
I dati sempre forniti dal Comune mostrano infatti un calo complessivo che va al di là dell’effetto Covid-19: se nel 2018 si sono svolti 173 matrimoni, nel 2019 erano già 137, mentre quest’anno si sono ridotti a 87. In altre parole, negli ultimi tre anni si sono dimezzati. I motivi sono noti. Primo tra questi la crisi economica che colpisce tante coppie e rende difficile sostenere al spesa della festa e mette in crisi l’idea stessa dell’unione matrimoniale.
La speranza è insomma che a settembre riparta la stagione delle nozze che saltata in primavera e che in qualche modo il ciclo riprenda il suo corso.
Anche i battesimi sono ripresi dal 18 giugno, così come tutti gli altri rituali religiosi. In questo caso, molte parrocchie prendono appuntamento con i genitori per fissare il battesimo del neonato, evitando che si formino gli assembramenti. Anche in questi casi, le presenze sono ridotte all’osso. In teoria, il fotografo è ammesso. —