Portarsi a casa il lavoro
Questo articolo è stato pubblicato nel supplemento Health allegato al n. 23 di Vanity Fair, in edicola fino al 16 giungo 2020
CHE COSA DICE IL MEDICO
Costretti a sviluppare il cosiddetto «home working», in molti si sono arrabattati nell’allestire uno spazio dove poter lavorare in casa. Qualcuno lo fa dal divano, magari addirittura sdraiato sul letto. Se tutto questo poteva andare bene per i tempi lunghi, ma comunque limitati, della quarantena, non può diventare la prassi e qualche accorgimento bisognerà pur metterlo in atto, per non incorrere in problemi di salute, che possono poi diventare seri. Quanto fa male alla schiena lavorare stravaccati sulla poltrona? Quanto fa male agli occhi avere un’illuminazione sbagliata? Quanto danneggia la circolazione stare seduti nella stessa posizione per ore e ore? Patologie della colonna vertebrale, disturbi della vista, problemi neurologici e tunnel carpale sono lì pronti, in agguato.
A rispondere è Vittorio Agnoletto: medico, conosciuto dai più per essere uno dei massimi esperti europei in tema di Aids, ha una specializzazione in Medicina del lavoro e ormai da anni partecipa alle commissioni sull’invalidità dell’Inps: «Anche a casa bisognerebbe stare attenti ad alcune regole importanti: il computer, per esempio, dovrebbe essere sempre messo perpendicolare rispetto alla fonte di luce, che non deve riflettere sullo schermo né arrivare diretta sugli occhi. Poi, c’è sicuramente un problema di postura: inutile dire che la schiena dovrebbe essere eretta e i piedi andrebbero sollevati da terra, appoggiati su una piccola pedana».
Quanto è importante lo schermo su cui si lavora?
«Guardando un tablet o uno smartphone teniamo il collo inevitabilmente piegato in avanti e, a lungo andare, può essere problematico per la cervicale. Sarebbe meglio avere un desktop o comunque un computer portatile da appoggiare però su un tavolo, mai tenerlo sulle ginocchia e, in ogni caso, dovremmo mantenere almeno mezzo metro di distanza dallo schermo, quanto le braccia tese. Stare troppo davanti a uno schermo non fa bene ed è per questo che ci sarebbero delle pause da rispettare: almeno 10 minuti ogni ora, alzandosi, distogliendo lo sguardo da qualsiasi supporto informatico».
Ma lo stare a casa non ci permetterebbe proprio una migliore gestione del tempo?
«Da un certo punto di vista sì, dall’altro sento sempre più spesso gente che finisce per lavorare dopo cena, quando magari ha messo a letto i figli, quando tutto il resto è sistemato. Stare al computer prima di andare a dormire produce non pochi problemi di insonnia. Un abuso del computer porta irrequietezza e irascibilità».
Ma se le persone lavoreranno sempre più da casa, chi controllerà come si sono organizzate?
«Fino a ora ci si è concentrati sulla formazione: il medico formava i dipendenti, che poi, in casa propria, si autogestivano, si spera con responsabilità.
Le aziende intanto, al loro interno, per i propri lavoratori, sono state tenute a fare periodicamente una valutazione dello stress lavoro-correlato e probabilmente presto dovranno organizzarsi per fare le stesse indagini sui dipendenti che sono in smart working, per capire quali problemi possono esserci. Fino a ora era impensabile, anche per una banale questione di privacy, che il medico del lavoro mandato dall’azienda potesse entrare in casa del dipendente, adesso chissà, magari si riscriveranno delle regole».
CHE COSA DICE L’ARCHITETTO
C’è chi ogni giorno cambia posto, chi ha allestito una postazione di lavoro stabile in qualche angolo appartato, chi, più fortunato, riesce ad avere una stanza dedicata. L’home working vuol dire tante cose: dipende – certo – dal mestiere che si fa e dipende dagli spazi che si hanno a disposizione. Può essere un sogno o un incubo. Alessandro Adamo, architetto, partner di Lombardini22 e direttore di DEGW, specializzato proprio nello studio di àmbiti professionali, è già stato chiamato dalle aziende per pensare a come riorganizzare i dipendenti: «È possibile immaginare che nel futuro le realtà più grandi saranno in grado di fornire ai lavoratori una propria linea di arredo brandizzata. Mi immagino una sorta di secrétaire aggiornato alla contemporaneità: la ribalta e i portaoggetti si attualizzano dando vita a un nuovo “computeratoio” su ruote, flessibile ed ergonomico, con tutto ciò che serve, dal tavolo alla sedia, dalla luce alle cuffie».
Cercare di trovare in casa uno spazio personale dedicato al lavoro sarebbe importante: «È chiaro che la cosa migliore sarebbe avere uno studio, ma potrebbe andare bene anche un angolo che possiamo allestire, uno spazio in cui non ci siano disturbi esterni. Mi immagino una zona cocoon, dove potersi immergere in una sorta di “shower office”: un corner con tenda insonorizzata per un’immersione totale di concentrazione. Però, come le hall negli uffici, gli spazi condivisi e i corridoi, che sono luoghi neutri in cui la mente può cambiare orizzonte e riposare, anche a casa sarebbe bene avere un margine di transizione, che diventi il cuscinetto tra la zona di lavoro e il resto dell’abitazione».
Intanto, in attesa di quello che sarà, abbiamo chiesto a lui di farci da guida, per capire meglio come cominciare a organizzarci: quali luci accendere? Come deve essere la sedia? Che cosa è bene avere nella stanza?
L’ILLUMINAZIONE. «Sono da privilegiare le fonti di luce naturale e, in caso di luce artificiale, le fonti di tipo indiretto diffuso in modo da non avere riflessi né fenomeni di abbagliamento. Le finestre dovrebbero essere munite di un dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna qualora fosse troppo intensa. È consigliato orien-
tare e inclinare lo schermo per eliminare eventuali riflessi».
IL PIANO DI LAVORO. «Il tavolo dovrebbe avere una superficie a basso indice di riflessione, ovvero colori chiari diversi dal bianco e in ogni caso non riflettenti, essere ovviamente stabile e avere dimensioni sufficienti per permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio necessario. L’altezza del piano di lavoro deve essere indicativamente compresa tra i 70 e gli 80 centimetri».
LA SEDIA. «Una corretta seduta dovrebbe essere dotata del meccanismo di regolazione dell’altezza, dello schienale e del supporto dorso-lombare. Ottimo se ha un meccanismo girevole, per facilitare i cambi di posizione».
P.S. «Avere intorno a sé delle piante aiuta la concentrazione, stimola la creatività e l’energia».