Donald Trump al Congresso: “Il bello deve ancora venire”. E la Pelosi, snobbata, cede alla stizza
La flemma di Donald, la stizza di Nancy. Trump snobba la speaker della Camera negandole il saluto. E lei, indispettita, alla fine strappa copia del discorso del presidente. Due scenette gustose. Andate in onda prima e dopo il discorso sullo stato dell’Unione. Quello che il capo della Casa Bianca pronuncia annualmente dinnanzi al Congresso. Un Trump impettito declina il suo mantra “America First“. Con alle sue spalle una Pelosi pietrificata dalla certezza che il sogno dell’impeachment è già morto e sepolto. Il presidente saluta il “grande ritorno americano”. È il suo terzo discorso sullo Stato dell’Unione e dura un’ora e 18 minuti. “Stiamo andando avanti a un ritmo che era inimmaginabile poco tempo fa, e non ci torneremo mai più!” scandisce, affermando che ”gli anni del decadimento economico sono finiti”.
Donald Trump, l’attacco ai democratici
Attacca poi, senza citarlo, il suo predecessore Obama: “in soli tre brevi anni abbiamo infranto la mentalità del declino americano e abbiamo respinto il ridimensionamento del destino americano”. Il presidente gasato dai fondamentali in espansione non risparmia colpi ai democratici. Compresi i candidati di sinistra come Bernie Sanders che lo sfidano alla corsa alla presidenza. “Non permetteremo mai al socialismo di distruggere l’assistenza sanitaria americana!“, tuona the Donald. “Le nostre scoperte più brillanti non sono ancora note. Le nostre storie più elettrizzanti non sono ancora state raccontate. I nostri più grandi viaggi non sono ancora stati fatti”, conclude, facendo così riecheggiare nell’aula lo slogan della sua campagna elettorale 2020: “Il bello deve ancora venire“.
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