Luci, canti e renne: sì lo spirito natalizio esiste davvero. Lo dice la scienza
Luci colorate, canti a tema, renne, carta da regalo: vi sentite deliziati o vi si accappona la pelle? Se alcuni non fanno che aspettare il Natale per tutto l’anno, tanti altri si sentono assolutamente privi dello «spirito natalizio»: un gruppo di ricercatori danesi ha deciso di indagare per cercare di capire se la «magia del Natale» possa davvero essere localizzata in qualche area del cervello umano.
Per individuare lo «spirito natalizio», i ricercatori dei dipartimenti di neurologia e fisiologia clinica e di medicina nucleare dell’Università danese di Copenaghen hanno confrontato un gruppo di dieci persone (8 uomini e 2 donne) che avevano celebrato il Natale fin dalla loro infanzia a un altro gruppo, composto da altre persone che invece non avevano mai vissuto la tradizione natalizia. I partecipanti al «gruppo natalizio» erano tutti danesi e quelli del «gruppo non natalizio» vivevano nella stessa zona della Danimarca, ma erano di origine pakistana, indiana, irachena o turca.
I componenti di ciascun gruppo sono stati sottoposti alla risonanza magnetica durante la visualizzazione di una serie di 84 immagini, in sequenza, a tema natalizio e di momenti della vita quotidiana. Ogni foto è stata mostrata per 2 secondi. Dopo la fase di osservazione, ogni partecipante ha risposto a un questionario sulle proprie tradizioni natalizie e sulle proprie emozioni riguardo alla festività.
L’attività cerebrale del «gruppo natalizio» è stata confrontata con quella del gruppo di controllo. Che cosa succede, dunque, nel cervello, quando guardiamo le immagini che evocano il Natale? Gli scienziati hanno identificato 5 aree del cervello che si sono attivate nei partecipanti che avevano dichiarato di amare il Natale: sono la corteccia somatosensoriale (coinvolta nel riconoscimento delle emozioni facciali), la corteccia motoria primaria, la corteccia premotoria e i lobuli parietali inferiori e superiori (che possono svolgere un ruolo nella spiritualità). Esisterebbe quindi una «rete spirituale del Natale» nel cervello umano: sarebbe composta da diverse aree corticali, significativamente più attive nelle persone a cui piace celebrare il Natale che in quelle che non riconoscono la tradizione.
Certo, i ricercatori sono consapevoli dei limiti dello studio: non c’è modo di capire se l’attivazione osservata non fosse semplicemente dovuta a una combinazione di emozioni gioiose, ma non specificamente legate al Natale. Ma, come hanno sottolineato maliziosamente gli autori dello studio (che è apparso sul prestigioso British Medical Journal): soffermarsi sui limiti dello studio «ha smorzato il buonumore festivo. Pertanto, nell’interesse dei lettori, abbiamo deciso di non rovinare l’allegria natalizia, lasciando che questa influenzasse la nostra interpretazione dello studio».