Scuola: le migliori in Italia e il dilemma della scelta
È un atlante quello che presenta ogni anno Eduscopio, un atlante per orientarsi fra le scuole italiane che arriva a ridosso delle settimane degli open day quelli di apertura delle scuole per i ragazzi che devono passare dalle medie alle superiori. La pubblicazione delle graduatorie delle migliori scuole città per città fatta da Eduscopio della Fondazione Agnelli per il 2019 premia istituti storici e anche scuole di provincia.
Il criterio scelto per la graduatoria non si basa sui voti di maturità o sui risultati Invalsi, ma su come i ragazzi usciti da questi istituti si comportano al primo anno di università: numero di esami sostenuti e media dei voti. Si guarda anche al percorso negli anni per arrivare al diploma, quindi a eventuali bocciature, per comprendere quanto la scuola sua selettiva.
I dati raccolti sono quelli di circa 1.255.000 diplomati italiani in tre successivi anni scolastici (2013/14, 2014/15, 2015/16). Sono stati analizzati 7.300 indirizzi di studio nelle scuole superiori statali e paritarie.
Il miglior liceo d’Italia è, per il secondo anno consecutivo, lo Scientifico delle scienze applicate, con Informatica al posto di latino, Pier Luigi Nervi di Morbegno, in provincia di Sondrio. A Roma vince il Tasso come classico, a Milano le scuole paritarie prevalgono su quelle pubbliche per il classico, ma non per lo scientifico dove vince il Volta. C’è anche una classifica basata sugli sbocchi professionali per gli istituti tecnici e i professionali perché non esistono solo i licei ed è questa la prima indicazioni che professori e pedagogisti danno ai ragazzi che devono scegliere la scuola superiore.
«La scelta deve essere fatta attraverso un dialogo in cui si prendono in considerazione tanti aspetti diversi» spiegano le pedagogiste Elisabetta Rossini ed Elena Urso, «Il dialogo deve esserci da sempre scoprendo pian piano gli interessi del bambino e non solo nell’autunno che precede l’inizio della nuova scuola».
Serve fino a un certo punto guardare alle classifiche, meglio chiedere a chi ha un figlio che frequenta la scuola che risulta interessante. «Per capire semplicemente come si trova perché ci sono elementi che le statistiche non danno». Deve essere però chiaro che il non andare nella scuola prima in classifica non preclude niente. Non è solo l’Istituto, «tanto dipende da sezioni, professori e impegno del ragazzo».
Dal punto di vista pratico non è sbagliato scegliere una scuola superiore non troppo lontana da casa. «Anche perché il fare da solo il percorso fa parte di un discorso di crescita che non è meno importante rispetto all’aspetto formativo e di istruzione». Decidere di fare il sacrificio dell’attraversare la città deve avere una contropartita, la scuola deve dare davvero qualcosa in più che non trovo in quella di quartiere. «Quello degli amici non può essere l’unico criterio, anche perché potrebbero scegliere un tipo di studio non adatto al ragazzo che li segue per le scuole superiori».
L’indicazione degli insegnanti, nel passaggio medie-superiori, va tenuta in conto, come l’andamento scolastico e l’interesse. Non va invece riversata sul figlio la speranza o il sogno del genitore per un determinato tipo di scuola. «Se c’è un interesse grande, una passione, bisogna assolutamente assecondarla, tenerne conto. Bisogna anche mettere da parte il pensiero negativo: se a 13 anni non è in grado di fare una cosa non è detto che non lo sia dopo. Farà fatica all’inizio perché deve acquisire abilità che non ha ancora, la parola chiave qui è “non ancora”».
Due degli errori più comuni secondo la pedagogista Maria Michela Sebastiani sono scegliere esclusivamente in base al profitto della scuola media e focalizzare la scelta sulle possibilità lavorative. «Si fa ancora l’abbinamento “profitto elevato” quindi liceo; “profitto medio” quindi tecnico; “profitto scarso” quindi professionale. Conosciamo ragazzi che, per immaturità, hanno avuto scarsi rendimenti alla secondaria di primo grado, ma che poi hanno fatto un brillante percorso scolastico». Diversa la questione lavoro. «Focalizzare la scelta del percorso di studio sulle future prospettive di lavoro può essere una delle variabili da considerarsi, ma certamente non la principale. La velocità dei cambiamenti sia economico-ambientali, sia di sviluppo tipici dell’adolescenza, richiedono altre considerazioni, più centrate sulla formazione delle capacità di affrontare e gestire questi cambiamenti».