Ex Ilva, sciopero di 24 ore degli operai: “ArcelorMittal sta già fermando gli impianti”. Il premier Conte nel pomeriggio in fabbrica a Taranto
Mentre i lavoratori di Fim, Fiom e Uilm sono in presidio davanti allo stabilimento siderurgico dell’ex Ilva di Taranto, i sindacati avvertono l’esecutivo che “l’azienda sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia” e, “in queste condizioni”, “entro fine mese ci sarà lo stop totale”: “Bisogna intervenire presto”, ha detto il segretario della Uilm Antonio Talò. Stasera scadono le 48 ore date dal premier Giuseppe Conte, che nel pomeriggio va a Taranto per visitare l’acciaieria, alla multinazionale per “riflettere” dopo l’annuncio di voler lasciare il siderurgico e cercare una soluzione alternativa: al momento però, non è previsto neppure un incontro tra le due parti. Salvo che non avvenga con l’amministratore delegato Lucia Morselli proprio durante la visita nell’impianto pugliese. Un segnale, la visita del premier a Taranto, per i lavoratori che rischiano una pesante cassa integrazione. Intanto in mattinata Jindal ha negato l’interesse a subentrare alla multinazionale, nuovamente rilanciato da alcuni quotidiani anche se il gruppo indiano si è appena impegnato in Asia per un investimento da 2,8 miliardi di euro: “Smentiamo con forza”, si legge in un tweet della società, le indiscrezioni di stampa secondo cui si potrebber “rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”.
Giovedì mattina, il premier Giuseppe Conte ha chiesto un colloquio al Colle e, durante l’incontro, Sergio Mattarella ha espresso le sue preoccupazioni per tutto il “sistema industriale” e ha chiesto una soluzione in fretta. Sullo sfondo rimangono i timori per la tenuta della maggioranza e l’unica alternativa, se il governo Conte 2 non dovesse superare l’ostacolo Ilva, riporta il Corriere della Sera, per il Colle è quella del ritorno alle urne. Il presidente del Consiglio inoltre, non ha escluso che tra le soluzioni in campo ci sia la nazionalizzazione. Proprio su questa ipotesi è stato interpellato anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: “Non vedo perché parlare di rischio nazionalizzazione”, ha detto intervistato da la Repubblica. “È stato un errore privatizzare il settore della siderurgia”, ha aggiunto.
Sciopero dei sindacati dalle 7
È iniziato alle 7 – e durerà fino alla stessa ora di sabato – lo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell’appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese: trema infatti l’indotto, dai 400 dipendenti della Sanac fino ai 50 della Enetec per i quali l’azienda ha già chiesto la cassa integrazione ordinaria. I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”. Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a 4 milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”. Le Rappresentanze sindacali unitarie di Fiom e Uilm in una nota parlano di “sciopero silenzioso” per evidenziare “l’eccezionalità della situazione che ha generato e sta generando eccessiva confusione” e come “il silenzio, su un caso così complesso, valga più di mille parole contrapposte al clamore politico. Siamo stanchi – aggiungono – di essere dentro un tritacarne e riteniamo necessario riscrivere una storia, insieme ai lavoratori e a tutta la comunità, diversa da quella rappresentata fino ad oggi”.
Patuanelli: “Nazionalizzaare? Non vedo perché parlare di rischio”
“Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento”, ha affermato il ministro dello Sviluppo economicoPatuanelli, rispondendo, in un’intervista a La Repubblica, sul rischio di una nazionalizzazione dell’ex Ilva. “In questo momento – sottolinea – la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all’imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia”. “Il tema dello scudo – dice Patuanelli – non c’è più. Come governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile”.
Intesa sospende prestiti e mutui dei lavoratori: “Concreto sostegno”
Intesa Sanpaolo, che era nella cordata di ArcelorMittal in fase di gara, sospenderà le rate di mutui e prestiti dei dipendenti dell’ex Ilva e dei fornitori suoi clienti per un periodo fino a 12 mesi, raccogliendo la proposta della Fabi. “Intesa Sanpaolo vuole dimostrare la propria vicinanza ai dipendenti ex Ilva e delle aziende fornitrici e alle loro famiglie in questo momento di seria difficoltà”, spiega Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo. “Abbiamo ritenuto che la sospensione di mutui e prestiti fosse un intervento di concreto sostegno per le persone e le comunità locali nell’attuale situazione. L’attenzione alle dinamiche e alle esigenze sociali dei territori è per noi uno dei capisaldi del nostro modo di fare banca”, osserva ancora.
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