Ex Ilva, sciopero di 24 ore dei sindacati. Per il Colle serve soluzione rapida. Patuanelli: “Nazionalizzare? Errore è stato privatizzare”
E’ in corso lo sciopero di 24 di Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. A poche ore dalla scadenza delle 48 ore concesse dal governo alla multinazionale per proporre una soluzione alternativa ed evitare la partenza, i lavoratori sono i presidio per chiedere il ritiro “delle condizioni provocatorie” da parte dell’impresa. Ieri mattina, come ricostruito dal Corriere della sera, il premier Giuseppe Conte ha chiesto un colloquio al Colle e, durante l’incontro, Sergio Mattarella ha espresso le sue preoccupazioni per tutto il “sistema industriale” e ha chiesto una soluzione in fretta. Sullo sfondo rimangono i timori per la tenuta della maggioranza e l’unica alternativa, se il governo Conte 2 non dovesse superare l’ostacolo Ilva, è quella del ritorno alle urne. Ieri sera il premier, intervenendo su Rai1 a “Porta a porta”, ha fatto un appello a tutte le forze politiche perché ci sia “coesione“. Il presidente del Consiglio inoltre, non ha escluso che tra le soluzioni in campo ci sia la nazionalizzazione. Proprio su questa ipotesi è stato interpellato anche il ministro dello Sviluppo economico: “Non vedo perché parlare di rischio”, ha detto intervistato da la Repubblica. “E’ stato un errore privatizzare il settore della siderurgia”.
SCIOPERO DEI SINDACATI DALLE 7 – E’ iniziato alle 7 di questa mattina lo sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell’appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese. Presenti anche lavoratori diretti e rappresentanti sindacali. I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”. Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”. Le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) di Fiom e Uilm in una nota parlano di “sciopero silenzioso” per evidenziare “l’eccezionalità della situazione che ha generato e sta generando eccessiva confusione” e come “il silenzio, su un caso così complesso, valga più di mille parole contrapposte al clamore politico. Siamo stanchi – aggiungono – di essere dentro un tritacarne e riteniamo necessario riscrivere una storia, insieme ai lavoratori e a tutta la comunità, diversa da quella rappresentata fino ad oggi”.
PATUANELLI: “NAZIONALIZZARE? NON VEDO PERCHE’ PARLARE DI RISCHIO” – “Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento”. Lo afferma il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, rispondendo, in un’intervista a ‘La Repubblica’, sul rischio di una nazionalizzazione dell’ex Ilva. “In questo momento – sottolinea Patuanelli – la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all’imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia”. “Il tema dello scudo – dice Patuanelli – non c’è più. Come governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5 mila esuberi. E’ inaccettabile”.
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