Muro di Berlino, Désirée, la prima a varcare il confine
La sera del 9 novembre 1989 Desirée era con un amico ad allestire una mostra. Poco prima di tornare a casa dal marito e la figlia, ha sentito la notizia più importante della sua vita: «Da questo momento è consentito viaggiare verso l’Ovest per motivi privati senza alcun tipo di restrizione». Il portavoce della DDR, Gunther Schabowski, aveva appena dato l’annuncio che avrebbe liberato per sempre Berlino e lei non ci ha pensato due volte: ha messo in moto la «Trabbi», la Trabant, l’unico veicolo prodotto dalla Germania dell’Est, ed è andata a vedere con i suoi occhi se quel mondo vietato fosse diventato davvero accessibile. È andata verso il Muro.
Désirée Eiben oggi ha 61 anni e si sta preparando a festeggiare il trentennale della caduta del Muro di Berlino, raccontando la sua storia con Kulturprojekte, un’associazione culturale della capitale tedesca che tramite le parole dei testimoni cerca di spiegare quegli anni così complicati. Nel 1989 era una trentunenne che fino a quel momento aveva vissuto dentro i confini di Berlino Est, tenuta lontano dall’Ovest da un Muro che è rimasto su per 28 lunghissimi anni. Dietro, c’era sua nonna, sua sorella e suo fratello «che mi mancavano terribilmente. Quando mio fratello si è sposato e se ne è andato di casa, sono stata interrogata dalla Stasi (i servizi segreti della DDR, ndr.). L’ho rivisto solo dopo il crollo».
«Quella notte straordinaria, sono stata una delle prime persone a varcare il confine. Non potevo credere che stesse davvero succedendo, avevo bisogno di prove. Ho guidato fino al ponte di Bornholm e non c’era ancora nessuno che festeggiava. Sono arrivata in Kurfürstendamm, la strada più famosa di Berlino, mi aspettavo gente per la strada, ma anche lì era tutto tranquillo. Allora mi sono diretta in un pub dove ho incontrato gli amici di mio fratello che in quegli anni viveva in Baviera». Non capivano perché Désirée fosse lì, in Occidente «pensavano fosse successo qualcosa, o che fosse il compleanno di mia nonna, due anni prima mi era stato permesso di entrare nella parte occidentale per festeggiare con lei. “Il Muro é crollato”, dicevo, ma nessuno ci credeva».
Poi la notizia si è diffusa ed è iniziata una grande festa spontanea per le strade. «Ho chiamato mio marito per farmi dare gli indirizzi di tutti i miei amici e familiari, dovevo avvertirli. Ero ufficialmente in Occidente senza frontiere». Poco dopo, migliaia di persone hanno iniziato a prendere a picconate quel Muro di cemento sul quale in quasi 30 anni hanno perso la vita oltre 600 cittadini nel tentativo di attraversarlo, uccisi dal fuoco dai soldati delle truppe di frontiera .
Désirée è tornata a casa alle 5 di mattina, «non riuscivo a dormire. Avevo bisogno di raccontare quello che avevo appena visto». La caduta del Muro, oltre a cambiare geograficamente la vita di migliaia di tedeschi, ha destabilizzato un ordine sociale che ci ha messo anni per riformarsi. Dopo i primi momenti di festa, le persone hanno dovuto imparare nuove regole di vita e di convivenza. «Una volta caduto il Muro, ho perso il lavoro e io e mio marito ci siamo lasciati. Il nostro matrimonio non ha retto alla grandezza del mondo. Ho rivisto tutta la mia famiglia, ci siamo dati appuntamento a Praga. Ho iniziato a viaggiare, ho visitato per la prima volta Parigi, poi l’Egitto. Ho studiato tecnologia informatica e ho trovato un nuovo lavoro a Ovest. E, alla fine, ho incontrato un nuovo amore, il mio secondo marito».
Durante gli anni del regime comunista, della DDR, Désirée abitava in un monolocale con riscaldamento a stufa, un balcone, e un bagno interno «a quel tempo puro lusso. Quando mi sono sposata, abbiamo fatto irruzione illegalmente in un appartamento vuoto vicino al nostro per poter avere tre stanze. Abbiamo dovuto aspettare 8 anni per un telefono».
Tutti avevano un lavoro e un appartamento nella DDR, ma tantissime cose erano vietate. Poterle avere all’improvviso è stato uno shock. «Ricordo l’emozione della prima volta che sono andata in Occidente e ho visto le strade colorate. E il cibo, che sapore squisito. Ricordo anche la prima volta che ho mangiato in un ristorante italiano, facevo fatica a credere che potessero esistere cose così gustose. Nella mia vecchia vita, per esempio, l’olio d’oliva era disponibile in farmacia, solo su prescrizione medica».