Diga di Ridracoli: canoa, trekking, e-bike, natura e scienza con i bambini
Se il primo incontro all’arrivo è con un daino che corre di fianco alla macchina (e così è stato), è già chiaro che il tema natura è più che coperto. Se poi si sale su una E-bike per la prima volta nella vita, anche quello sportivo è a posto. Basta poi un giro al museo per chiudere il cerchio con la scienza e fare una due giorni perfetta anche con i bambini in un luogo in cui la natura e il lavoro dell’uomo convivono alla perfezione: la diga di Ridracoli.
ECOMUSEO
Bisogna dire subito che la diga non è sola, è parte integrante del complesso turistico che si chiama Idro – Ecomuseo delle Acque di Ridracoli e sta nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, in Romagna al confine con la Toscana, dall’autostrada si esce a Forlì e si arriva fin oltre Santa Sofia, il comune è quello di Bagno di Romagna. Passato il crinale si scende, con 6 ore di cammino, all’Eremo di Camaldoli. Dalla parte romagnola invece c’è un grande lago formato dalla diga costruita fra la metà degli anni Settanta e il 1982 (una delle prime dopo il disastro del Vajont e opera di ingegneria e manodopera tutta italiana) per portare acqua alla costa in pieno boom vacanziero. Gestito da Romagna Acque l’invaso di Ridracoli disseta 52 comuni da Cattolica a Ravenna, San Marino compreso.
Massimo Casadei è il responsabile della cooperativa Atlantide che gestisce Idro per intero. «Non è solo il museo, non è solo la diga, è l’acqua quello che c’è qui in mostra, quest’anno anche con studi e macchine leonardesche». Il bene primario raccontato e toccato, spiegato a scuole e famiglie. Fra gli 85mila visitatori annui, ogni anno sempre più sono quelli amanti degli sport all’aria aperta e più in generale alle attività outdoor. Il Parco è per tutti e potrebbe esserlo per molti altri ancora, visto che, pur volendo mantenere quell’equilibro che è del turismo sostenibile, c’è ancora spazio per accogliere nuovi visitatori, soprattutto stranieri. Nel mese di giugno e luglio, Idro e la diga sono visitabili tutti i giorni tranne il lunedì, mentre ad agosto è sempre aperto. Invece, da marzo a giugno e da metà settembre a novembre solo sabato domenica e festivi.
NATURA
Il consiglio è di dormire dentro a questo Parco Nazionale. Ci sono case dedicate, abitazioni di chi è andato via (a Ridracoli i residenti sono tre) e che sono state ristrutturate e divise in appartamenti. Sono nel bosco che ospita anche un centinaio di lupi (tranquilli, l’ultimo attacco all’uomo è del 1700), cervi, cinghiali, daini, caprioli e uccelli. Ci sono 6 letti a castello in un’unica camerata al rifugio Ca’ di Sopra per dormire, ma anche Il Palazzo, albergo e ristorante che è all’ingresso del Parco e i tanti agriturismi e centri di ospitalità diffusa che stanno nascendo nel territorio.
Chi dorme nelle Case di Ridracoli ha più possibilità di vedere gli animali e anche servizi gratuiti: la navetta per la diga e il battello elettrico che fa fare il giro spiegando la storia della vallata e l’opera di mirabile che tiene 33 milioni di metri cubi d’acqua. Da metà del lago in poi il territorio è patrimonio Unesco, un patrimonio diffuso in Italia e in Europa, una faggeta vetusta, quella di Sasso Fratino, che si vede chiara guardando in alto. Piede umano, esclusi tecnici e forestali, non entra qui dal 1959. È la prima riserva naturale integrale d’Italia.
SPORT
Le attività sportive nel comprensorio della diga di Ridracoli e del suo lago (dove non si può fare il bagno perché non c’è servizio di salvataggio, ma si può pescare con licenza nelle aree autorizzate) sono gestite da Out.Ro, Outdoor Romagna, associazione sportiva che nasce con l’obiettivo di creare uno stretto legame tra l’attività sportiva e la natura attraverso le discipline di canoa, mountain bike ed E-Bike, fattibili anche in notturna.
Canoa
La canoa è per tutte le età. «Ho portato donne incinte, bimbi di 4 mesi nel marsupio e novantenni» dice Enrico che da dieci anni gestisce le canoe sul lago. All’inizio i clienti erano pochissimi, negli ultimi anni l’aumento è esponenziale: le 800 persone del 2016 sono diventate 1600 nel 2017 e 3000 nel 2018. La stagione della canoa va dal 1 maggio a Ferragosto, poi dipende dal livello del lago che si abbassa abitualmente d’estate.
Non si può andare sul lago senza guida, un tecnico della Federazione Italiana Canoa e Kayak che insegna anche le regole base. «La pala della pagaia entra sempre in verticale nell’acqua, la canoa è stabile e l’unico modo per cadere in acqua è sporgersi. In 10 anni ci sono stati appena due ribaltamenti involontari». Un’ora costa 5 euro, due ne costano 7. I bambini non pagano e possono non pagaiare. In canoa non si va con le infradito, meglio scalzi se non si hanno le scarpe da scoglio. Meglio avere un cambio da lasciare al punto di partenza.
Mountain bike e E-bike
La bicicletta potrebbe sembrare più ostica in un territorio che è di montagna, in realtà con una guida, anche in questo caso un’istruttore federale ed accompagnatore MTB, si può fare un percorso soddisfacente e provare, magari per la prima volta, una E-bike (si noleggia, 20 euro l’istruttore, altrettanti la bici e si resta fuori dalle 3 alle 6 ore). «Meglio farlo in un gruppo omogeneo per obiettivi e capacità, ma noi ma noi accompagniamo e supportiamo tutti coloro che vogliono fare questa esperienza», dice Alessandro che accompagna gruppi e singoli in escursioni che partono dalla sede dell’Ecomuseo e si avventurano all’interno del Parco Nazionale.
Di solito c’è un istruttore ogni 6-7 persone con kit di primo soccorso e radio di collegamento. Per i bambini va bene dopo gli 11 anni. «Tendono a partire fortissimo e a non avere più forze nella fase di rientro» spiega Alessandro. Ovviamente conta il livello di allenamento nella MTB e anche nella bici con pedalata assistita, ma qui entra in gioco il motore. Il consiglio degli istruttori è partire in modalità eco, quella di più bassa assistenza, ma con maggiore autonomia di batteria, per poi salire fino a quella standard e high ma mano che le pendenze aumentano. Il lavoro di motore, va combinato con quello dei rapporti della bici. Il cambio è sul manubrio, basta schiacciare con il pollice.
I giri proposti partendo da Ridracoli sono tre, ma c’è la possibilità di limitarli e personalizzarli e di spostare le bici con il carrello sul territorio: il Pedalama, fino alla foresta della Lama e ritorno, circa 45 chilometri, e due anelli: In Vinco Veritas con arrivo sul coronamento della diga e l’Anello di Ridracoli attorno al lago, più difficile con 1100 metri di dislivello.
Trekking
La scelta di camminare è immediata quando si arriva alla diga (con il bus che parte dal parcheggio a Ridracoli). Si fa prima, obbligatoriamente il coronamento della diga, si fa un tunnel accanto al lago e quindi si scende verso l’acqua oppure si sale nel parco. Intorno al lago si snoda una fitta rete di sentieri escursionistici che potrete percorrere sia da soli che con l’ausilio di una guida. Bici e canoa propongono itinerari misti con anche percorsi di trekking che si fanno facilmente. Si sale, per esempio, dopo la canoa alla Seghettina, vecchio borgo abbandonato. Mezz’ora di cammino a salire e mezz’ora ascendere. Due ore in totale la salita e la discesa alla foresta dalla Lama dopo aver lasciato la canoa sulla sponda del lago.
STORIA
Il territorio che oggi fa parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in passato era una tenuta di caccia del Granduca di Toscana e quella dove adesso c’è il lago era una valle fluviale. Molti degli animali presenti sono stati importati, per lo più dall’Est Europa, dal Granduca. Una storia racconta però che portò anche un esotico coccodrillo per soddisfare una richiesta del figlio. Ai contadini che ancora abitavano la zona sembrava mostruosa incarnazione diabolica e chiamarono i monaci camaldolesi in aiuti. Questi che avevano avuto la fortuna di studiare e riconobbero l’animale. I resti della bestia sono ancora nella farmacia dell’eremo.
C’è anche ancora un altro pezzo storico, un ponte a schiena d’asino a due passi dall’Ingresso dell’Ecomuseo. È medievale e segnava il confine fra il territorio romagnolo e quello del Granducato di Toscana. È qui che stava la guardia a chiedere il fiorino del pedaggio. A pensarci bene, la notte passata in questo parco, fa pensare di essere in un’altra epoca.