Varenne va in pensione (e i suoi 2000 figli lo omaggiano)
Ha duemila figli sparsi per il mondo e una bacheca che brilla di trofei e coppe, il cavallo che sussurrava agli uomini, il trottatore più forte di tutti i tempi, una leggenda su quattro zampe, una star da poster, trasmissione televisiva, apertura di telegiornale.
Il divo Varenne tira giù la serranda, toglie virtualmente gli zoccoli e infila le infradito. Finisce la leggenda di un campione che seppe unire forza, bellezza, intelligenza. Varenne va in pensione, all’Equicenter di Inverno e Monteleone, centro d’eccellenza nel basso pavese. E’ la fine di una storia straordinaria, cominciata a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino, dove Varenne nasce nel maggio del 1995. E’ stato chiamato così perché Varenne è il nome della strada parigina dove all’epoca aveva la sede l’ambasciata italiana.
Il «Capitano» – come è soprannominato – è stato un mito, come Maradona per il calcio, Jordan per il basket, Senna per la Formula1. Dopo essere appartenuto all’avvocato Enzo Giordano, un appassionato di corse e cavalli (ma prima era stato vicinissimo a Luciano Moggi, che invece alla fine comprò un suo rivale senza accorgersi delle potenzialità di Varenne), nel 2000 il 50% della sua proprietà passa al Sindacato Nazionale Agenzie Ippiche, Snai, con una valutazione di 7 miliardi di lire. In totale ha vinto – spesso in maniera trionfale – 45 gare su 58 disputate, mettendo in cassaforte quasi 9 miliardi di lire di montepremi.
La sua è stata una storia romantica, per tutto l’affetto che è riuscita a muovere, ma è stato anche un business incredibile. Oggi, a 24 anni, il Re del Trotto si gode il relax del ricco pensionato. Ha vinto tutto quello che si poteva vincere. Tra i premi più prestigiosi il Gran Prix d’Amerique vinto per due anni di fila, il Gran Premio Nazionale a Milano, tre Gran Premi Lotteria di Agnano. L’anno d’oro è stato il 2001, nel corso del quale è parso davvero imbattibile. Si era ritirato dalle corse nel 2002. Negli ultimi 17 anni ha vissuto a Vigone, nel torinese, con la sua «groom», Annamaria Crespo. Spesso era ospite d’onore – trattato come un re – di manifestazioni ippiche.
Da cavallo più vincente del mondo si è trasformato, nel dopo-carriera, in uno stallone controllatissimo e preziosissimo: 15.000 euro il tasso di monta in Italia, addirittura 18,.000 in Svezia. Per oltre quindici anni – nel periodo favorevole dal 15 febbraio al 15 luglio – la sua giornata è stata scandita dalla monta. Il periodo della monta inizia il 15 febbraio e finisce il 15 luglio. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì – dopo una seduta di jogging – a Varenne veniva prelevato il seme. Nessun accoppiamento, c’era il pericolo che la cavalla scalciasse e gli facesse male; ma in realtà si temevano infezioni. Ogni provetta veniva impacchettata in una scatola con del ghiaccio. E poi spedita ai vari compratori in giro per il mondo. Ogni tanto qualcuno dei suoi figli vince. Ed è un modo per omaggiarlo.
E’ stato amatissimo dagli italiani. Il primo cavallo ad avere un sito personalizzato. L’unico cavallo al mondo per cui sia stata aperta una petizione (per non farlo trasferire). Nel momento di maggior successo, nel napoletano, fece scalpore la notizia di un padre di famiglia che all’anagrafe aveva dato a suo figlio un doppio nome. L’ignaro bimbo – in coda al suo nome – si vide appioppare un sospetto Giampaolo – era l’omaggio del padre a Minucci, lo storico driver dei trionfi del bipede – e appunto Varenne.