Lo spread vola. E il governo minaccia tagli al welfare
È un fulmine a ciel sereno quanto scritto nero su bianco nella lettera di risposta a Bruxelles firmata Giovanni Tria. “Il Governo – si legge nella missiva che trapela sulle agenzie di stampa – sta avviando una nuova revisione della spesa” e ritiene possibile “ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022”. Si tratta della risposta alla Commissione europea con la quale il ministro dell’Economia prova a giustificare la negligenza del suo governo nel rispettare le regole.
E se da un lato si aggrappa al peggiorato contesto internazionale, dall’altro Tria arriva a paventare un pericoloso taglio alla spesa per welfare. Verranno presi di mira i servizi delle persone più difficoltà? Non si è entrati nello specifico, ma i continui riferimenti nella lettera fanno pensare che possa trattarsi di rivedere quota 100 e reddito di cittadinanza. Quel che è certo è che la lettera di oggi aumenta le tensioni all’interno della maggioranza, con il vicepremier grillino che indispettito per non essere stato consultato attacca: “Il M5S non ne sa nulla. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100″. Un pressing con cui alla fine il grillino è riuscito anche a posticipare la partenza della lettera visto che, in serata, dal Mef è arrivata una secca smentita sui contenuti anticipati durante il pomeriggio. L’impressione dunque è che l’insistenza di Di Maio sia servita a modificare la parte in cui si parla di taglio al welfare.
Ma la missiva, senza alcun taglio alla spesa, sarà sufficiente a placare il giudizio dei tecnici della Commissione, che dovranno esprimersi definitivamente entro il 20 giugno? Staremo a vedere. Intanto lo spread va su.
L’altra notizia di oggi, a proposito di spread, è che la Grecia sta meglio dell’Italia. I titoli di Stato italiani quinquennali vengono giudicati dai mercati più rischiosi di quelli di Atene: i primi rendono l’1,74% contro l’1,68% di quelli greci. Con l’intera curva dei rendimenti tricolore che tende a salire, portando lo spread con la Germania a una netta accelerazione sopra quota 290. Il tutto mentre una pioggia di vendite si riversa sui titoli bancari (Piazza Affari è arrivata a perdere quasi il 2%).
Ma le nuvole nere che si stanno addensando sulle nostre teste non sono certo legate alla pura speculazione finanziaria, come tende a far credere il vicepremier leghista. Preoccupano infatti tre fattori concreti.
L’andamento dell’economia reale, meno buono del previsto. Oggi l’Istat ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil italiano del primo trimestre al +0,1% (dal precedente +0,2%) sul trimestre precedente. E al -0,1% su base annuale. Qui oltretutto spunta fuori una suggestione: è solo una coincidenza il fatto che le previsioni diffuse precedentemente al voto delle europee siano state più rosee di quanto realmente sono? Con un istituto a guida leghista, a pensar male (a volte) ci si azzecca, direbbe qualcuno. Il punto comunque è che su base congiunturale (ossia rispetto al trimestre precedente), il Pil è tornato a scendere, cosa che non accadeva dal 2013. E questo è un fatto piuttosto rilevante se si considera che una crescita più bassa peggiora automaticamente i rapporti deficit/Pil e debito/Pil, quelli su cui dovrà giudicarci a breve l’Ue.
L’altro elemento importante di oggi riguarda invece le forti dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia. Non è del tutto usuale che un’istituzione così autorevole attacchi l’operato del governo. Nel suo intervento di stamane Ignazio Visco ha ricordato ai gialloverdi l’importanza di considerare l’Europa come un alleato: “Saremmo stati più poveri senza l’Europa, lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario”, ha detto, aggiungendo che “addossare all’Europa le colpe del nostro disagio è un errore; non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali”.
E a rendere ancora più tenebroso il quadro di oggi, restano i nervosismi politici che si respirano all’interno della maggioranza e che adombrano la possibilità di un voto anticipato. Al punto che il segretario dem Nicola Zingaretti ha attaccato duramente l’operato del governo, sopratutto dopo l’impennata odierna dei titoli di Stato: “Stanno bruciando miliardi di euro per pagare interessi, non per investimenti e servizi”.
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