Cannabis light fuori legge: fa discutere la sentenza della Cassazione
Dopo la sentenza di ieri sulla cannabis light della Corte di Cassazione, riunita a sezioni unite penali, che ha stabilito che è reato il commercio di prodotti derivati dalla cannabis, molteplici sono state le reazioni, sia della classe politica sia delle associazioni dei coltivatori.
In particolare, è emersa la posizione della destra. Uno dei più zelanti è stato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, il quale ha dichiarato una guerra personale a tutti i negozi che fino a ieri lavoravano in piena legalità: “Ho cominciato a segnalare all’autorità di polizia e all’autorità giudiziaria tutti i Cannabis shop che continuano ad aprire, nonostante la sentenza della Cassazione di ieri“.
Per Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, si tratta di una “grande vittoria morale e politica“, mentre il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, mentre si dichiara “contento di questa sentenza“.
A dar loro manforte anche gli organizzatori del Congresso sulla Famiglia di Verona, il presidente e vicepresidente delle associazioni Provita e Famiglia: “Non esiste distinguere tra ‘light’ cioè a basso contenuto di Thc e il resto. Grazie alla giustizia è chiaro ciò che fa bene alla salute degli italiani e ciò che non lo fa. Si conferma giusta la battaglia portata avanti dal ministro Fontana e dal premier Salvini“.
Federcanapa: i negozi non debbono chiudere per forza
In realtà le cose non sono così lineari. Secondo Federcanapa, infatti, “La soluzione delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione non determina la chiusura generalizzata dei negozi che offrono prodotti a base di canapa“.
Federcanapa, che raccoglie imprese, esperti e associazioni del mondo della canapa in Italia, spiega che “il testo della soluzione dice dichiaramente che la cessione, vendita e in genere la commercializzazione al pubblico di questi prodotti è reato ‘salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante’. Per tanto la Cassazione ha ritenuto che condotte di cessione di derivati di canapa industriale privi di efficacia drogante non rientra nel reato di cui all’art. 73 del T.U. Stupefacenti“.
L’economia della canapa in Italia
In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4.000 stimati per il 2018 nelle campagne. Sono i dati di Coldiretti, che ha commebtato la decisione della Cassazione.
“La coltivazione della cannabis – sottolinea la Coldiretti- riguarda in Italia anche esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici“.
Il presidente dell’associazione, Ettore Prandini, ha osservato che “su un tema così delicato è necessario l’intervento del Parlamento“, per coniugare “la necessità di tutelare i cittadini senza compromettere le opportunità di sviluppo del settore con centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna“.
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