M5s sbraca su tutto. E un lifting non li salverà
Ora è chiaro a tutti che la disfatta del 26 maggio costringe il Movimento Cinque Stelle a chinare il capo di fronte al padrone Matteo Salvini. Pronti a assecondare il progetto della flat tax, l’altro giorno in Parlamento c’è stato persino un esponente del M5s che , come se nulla fosse, andava dicendo: “Ma noi siamo favorevoli alla Tav…”. Un anno fa sarebbe stata una bestemmia, oggi è uno dei prezzi che i grillini si apprestano a pagare in cambio di un po’ di ossigeno.
Già, perché il fatto più eclatante della situazione italiana – il crollo dei M5s – non può minimamente essere oscurato dalla votazione-farsa su Rousseau che ha dato a Di Maio l’80% dei consensi: Di Maio è un “Capo” più che dimezzato, e quel che è peggio – in un certo senso – è che nel M5s non si intravede un cambio di leadership, né tanto meno un ripensamento della linea sin qui seguita. La crisi dei grillini appare senza uno sbocco, bloccati come sono da un alleato che li cannibalizza e al tempo stesso impossibilitati dal ricorso ad urne che li massacrerebbero. Meno che mai sarà sufficiente un lifting – alias rimpasto di governo: via Toninelli, via la Grillo – per restituire smalto alla compagnia.
Resta dunque la filosofia spicciola del tirare a campare concedendo inevitabilmente tutto il concedibile alla Lega. La quale, capita l’antifona, ha il medesimo interesse a non precipitare verso le urne.
E tuttavia, come sempre in questi casi, sulla scena intervengono fattori esterni alla vita politica. I mercati, lo spread, l’Istat (che in realtà spesso corregge se stesso). La “povertà” è tutt’altro che sconfitta, il balcone di palazzo Chigi è desolatamente vuoto. Ci sono poi l’allarme del Governatore della Banca d’Italia, la preoccupazione costante del Quirinale. C’è l’opposizione di un Pd che si riorganizza, in vista di una sfida elettorale che sarà al più tardi nella prossima primavera. Sempre che Conte regga fino ad allora, il che è tutto da vedere. Il premier è abbastanza in crisi, dice che lunedì parlerà al Paese: e per dirgli che? Che l’economia sta rallentando come mai fino ad ora, che nella maggioranza non ci si rivolge la parola, che Giovanni Tria e lui stesso sono di fatto commissariati da Salvini, che in Europa non contiamo niente?
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