Francesca Fagnani: «Basta vittimismo, le donne sono (anche) Belve»
«Ma è possibile che le donne siano raccontate sempre con una chiave vittimistica?». Se lo è domandata spesso, Francesca Fagnani, mentre faceva zapping tra i vari talk show: qui si parla di femminicidio, là di diritti negati o da conquistare. «Tematiche importanti, ma credo si possa parlare dell’animo femminile anche da un altro punto di vista». Così è nato «Belve», il programma di irriverenti interviste del canale Nove che venerdì 31 maggio, dalle 22.45, aprirà la sua terza stagione. «Donne artefici del proprio destino, nel bene e nel male», ci racconta la giornalista, che è pure la compagna di Enrico Mentana dal 2013. «La parità di genere passa da questo cambio di visione».
Facciamo un passo indietro, la sua passione per il giornalismo come nasce?
«Ho sempre avuto molta curiosità. Ricordo che il sabato con mia mamma andavamo all’edicola, compravamo tante riviste e giornali, poi passavamo il weekend a leggere».
Faceva già le interviste ai suoi familiari?
«No, in realtà mi sono avvicinata al giornalismo dopo aver fatto tutt’altro: un dottorato di ricerca in filologia dantesca, metà alla Sapienza e metà a New York. Proprio in America, nel 2001, mi presentai negli uffici Rai e chiesi se avevano bisogno di qualcuno che mettesse a posto le cassette».
E così ha iniziato…
«Era uno stage ma osservavo tutto: come inviati c’erano Gerardo Greco e Giovanni Floris. Poi sono tornata a Roma e ho cominciato a lavorare per Giovanni Minoli e Michele Santoro».
La prima vera intervista quindi a chi l’ha fatta?
«Ad Agnese Borsellino, un’esperienza che non scorderò mai. Era all’interno di un documentario per Minoli dedicato alla scorta di Borsellino. Un’intervista splendida, solo voce: io, che avevo 26 anni, ero talmente emozionata che dormii con la cassetta sul cuscino».
Crescendo poi, un’intervista che l’ha segnata?
«Quando ho lavorato ad una trasmissione di Rai 3, in tre puntante, si chiamava Il Prezzo. Sono andata in un carcere minorile e ho incontrato i ragazzini di camorra, con una strada segnata dalla nascita. Un’esperienza che mi ha strappato il cuore».
Arrivando alle sue «Belve», le sono rimaste impresse alcune risposte?
«L’ex brigatista Adriana Faranda, che mi ha confessato di aver lasciato la figlia piccola per entrare in clandestinità, in nome dell’ideologia. Oppure l’ex camorrista Cristina Pinto, che mi ha raccontato che ci si sente Dio puntando una pistola, perché si decide la vita o la morte di un’altra persona».
Le sue «Belve», con lei, si aprono.
«Per me l’intervista è un copione, studio come fosse un esame universitario: sto chiusa in casa e mi scrivo tutto. Bisogna stabilire un rapporto di fiducia, con rispetto ed educazione: è come un percorso».
E lei, invece, riesce a chiedere tutto o ci sono domande che evita?
«Floris, un po’ di tempo fa, mi ha detto che il bello del mio programma è proprio poter fare domande che lui, per pudore, non fa. Anche se pure io, onestamente, a volte ho paura che l’intervistato si alzi e vada via (ride, ndr)».
C’è invece un personaggio in particolare che vorrebbe intervistare?
«Beppe Grillo, che l’ho incontrato spesso quando lavoravo per Santoro. Adesso però mi piacerebbe fargli un’intervista privata, non sul blog».
Qualche anno fa, lo intervistò il suo compagno, Enrico Mentana. Le dà mai consigli?
«In realtà no. Guardiamo insieme la puntata e mi supporta, però non dice nulla. Anche perché fa un altro tipo di giornalismo, lui a fare certe domande private si sentirebbe male».
Ad ognuno le proprie «belve».